Muore il turismo in Italia. Risorgerà? Sì, ma quando?

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In un Paese come l’Italia, dove una task force non si nega a nessuna lobby che conti, appare illogico ma quasi naturale che il governo non ne abbia costituita una per affrontare il nodo cruciale del turismo. Sarà che diventa più facile quantificare i posti di lavoro a rischio nelle fabbriche e negli uffici, presi a blocchi unitari di società che gestiscono da sole migliaia di posti di lavoro, ma quello che appare evidente è la mancanza di percezione dell’indotto incredibile che muove l’arrivo di milioni di viaggiatori da tutto il mondo nel Belpaese. Un male, quello della mancanza di rappresentatività,  che attanaglia da sempre il settore, e che mai come in questo periodo, mostra tutti i limiti. Scordiamoceli i turisti, per tutto il 2020 e chissà come riprenderà il 2021.

spiaggeSI fanno spesso paragoni con il passato, con un numero di presenze previste per quest’anno  che torna ad essere quello degli anni Sessanta, che era sì il tempo del boom economico, ma dove il turismo era ancora roba da ricchi, ma stava prendendo forma quello che prenderà il nome di “turismo di massa”. Diversa era la comunicazione e l’informazione, si veniva da anni duri ed il benessere conquistato sembrava già un grande traguardo raggiunto. Dal periodo della Dolce Vita, si è assistito ad una crescita quasi parossistica dei viaggi in tutte le loro forme, a prezzi accettabili per tutte le tasche, e di conseguenza l’offerta si è adeguata ad una clientela estremamente variegata: agli alberghi si sono uniti i B&B e gli Air bnb, ai ristoranti e alle pizzerie tradizionali, le forme più inusitate di street food e fast food, oltre a proposte di ristorazione delle più svariate. I servizi accessori sono diventati l’elemento distintivo della ricchezza  e quindi il noleggio con conducente che si affianca ai taxi, le proposte di tour in bici, in vespa o in 500, le location più assurde dove vivere un’esperienza unica: se per un comune mortale l’adrenalina era quella di pranzare a Parigi e tornare a casa la sera per il cliente “top” la cena era sul Ponte Vecchio a lume di candela e magari con fuochi d’artificio coordinati. La filiera di persone che lavorano attorno al turismo è impressionante, basti pensare anche alla GDO, ai mercati a coloro che forniscono i cibi per le persone che decidano di vivere in appartamento, ma tutto questo non fa massa critica, sembra quasi che le differenti categorie non abbiano a cuore l’interesse generale, ma solo quello della propria piccola parrocchietta. Ora che non ci sono più turisti, le lamentele che arrivavano regolari sulle invasioni delle città dalle orde barbariche, non si levano più . Non che fosse un bello spettacolo osservare  gruppi stipati in navi, pullman, aerei, sballottati per ogni dove,  senza che avessero la percezione di quello che stavano vedendo facendo; non certo entusiasmante il lascito di rifiuti  nei vari posti visitati, ma tutto questo appare lontano nei ricordi, come in tutte le cose, si abbandonano i pensieri più brutti per avvertire la mancanza della cosa importante.

turisti in ToscanaAppare quasi un esercizio di stile tutta la normativa che si sta approntando su distanze fra i tavoli, mascherine, guanti per camerieri: semplicemente, le persone non torneranno nei ristoranti e nei bar per vivere un’esperienza ospedaliera, non andranno a dormire con il terrore di non sapere chi ha alloggiato prima, non visiteranno musei se  questo comporterà lunghe attese per evitare assembramenti. Ma soprattutto non arriveranno le persone a riempire tutti gli spazi. Quindi, che fare in questo periodo sospeso?

L’occasione sarebbe quella di fare finalmente piazza pulita di tanti carrozzoni inutili, organizzare un ministero autonomo rispetto a quello della cultura o affidare un viceministero ad un tecnico capace e lungimirante. Abolire le iniziative e le spese di promozione inutili, che servono solo a far viaggiare dirigenti e politici, senza creare una vera attività utile al turismo. Vietare le iniziative in ordine sparso delle regioni, ma stabilire una cabina di regìa che possa permettere di vendere il paese Italia, valorizzando le differenze dei vari siti visitabili, invece che metterle in contrapposizione. Utilizzare la tassa di soggiorno ESCLUSIVAMENTE per lo sviluppo del turismo invece di impiegarla per sanare i buchi di bilancio dei vari Comuni. Creare iniziative importanti, rimandando alcune di quelle previste, nei periodi della cosiddetta bassa stagione, per cercare così di risolvere l’annoso problema delle presenze concentrate in periodi troppo ristretti. Ma soprattutto mettere a lavorare persone capaci e del settore!

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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