Monterotondo: la prima verticale di Vaggiolata e Riserva Seretina

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L’azienda Agricola Monterotondo, cuore e anima di Saverio Basagni e della moglie Fabiana Giuliani, compie vent’anni.

Sia per celebrare l’evento, ma anche come momento di verifica e confronto è stata organizzata una verticale dei  due vini rossi dell’azienda: Chianti Classico Vaggiolata e Chianti Classico Riserva Seretina.

Per chi non lo sapesse, Monterotondo è un bel posto

Siamo nel comune di Gaiole in Chianti, lungo la strada che sale da Montevarchi, appena prima del bivio per la Badia a Coltibuono oltre il quale si scollina verso sud in direzione del paese.

Monterondo era proprietà della Badia a Coltibuono e fu acquistata dal nonno di Saverio negli anni Cinquanta. Un casale risalente addirittura all’anno 1056, vigneti con forte pendenza e circondati dai boschi di castagni, perché qui l’altitudine è importante, e le vigne si trovano tra  i 550 m e i 570 metri di altezza.

Panorama mozzafiato che guarda a nord gli Appennini e in direzione sud la valle dell’Arno. Non a caso, dal 2000 Saverio e la moglie, fiorentini di nascita, decidono di vivere a Monterotondo e di fare dell’azienda la loro unica attività. Così Saverio da venditore di acqua minerale nell’azienda del padre, opta per il vino. Come dargli torto?

Vignaiolo Tradizionalista

Saverio Basagni Vignaiolo, così ci tiene a firmare le singole bottiglie prodotte a Monterotondo nei 5 ettari di vigneto, a prevalenza sangiovese, e una piccola parte in cui si allevano i classici vitigni amici, dal colorino al canaiolo, alla malvasia nera. Perché “sono un tradizionalista, convinto che il Chianti Classico sia un blend di sangiovese e altre uve della tradizione, come è sempre stato. Non faccio sangiovese in purezza perché a mio avviso non interpreta la vera anima del Chianti Classico. Questa è la mia personale veduta. Utilizzo esclusivamente botti di varie dimensioni, ultimamente ho introdotto botti da 20 e 30 ettolitri nelle quali faccio anche la fermentazione. Non uso barrique né tonneaux perchè esperimenti e prove fatte mi hanno dato risultati che non mi sono piaciuti, in termini di eccessiva influenza sulle componenti aromatiche del vino che ottenevo”.

Verticale di Chianti Classico Vaggiolata

85% sangiovese-10% canaiolo-5% malvasia nera e altri vitigni locali

Chianti Classico Vaggiolata 2010: Seta. Qui è il tannino che si fa seta a restare impresso in compagnia di erbe officinali macerate che regalano alla bocca pace e freschezza ed 1 sorriso 🙂

Chianti Classico Vaggiolata 2011: Polpa. Sangue, tabacco e sottobosco. Polposo, con bel finale misto di fumo e leggera liquirizia.

Chianti Classico Vaggiolata 2012: Pietra. Sangue e ancora frutto vivo ed espressivo, alloro e lieve chiodo di garofano. Qui è il sasso che si imprime sul palato e che te lo fa ricordare a lungo, arrotondato da un aroma di cera d’api e ginepro

Chianti Classico Vaggiolata 2013: Femminile. Più immediato al naso rispetto ai precedenti con alloro e erbe officinali che si svelano più diretti, sembra quasi più gentile e femminile. Bocca appena più esile che vira in finale su tratti mentolati. Ma a mio avviso i vini di Saverio sono montanari un po’ schivi, più simili a Barnabo delle montagne che a Heidi.

Chianti Classico Vaggiolata 2014: la scelta vincente. Ci fa dimenticare l’annus horribilis, ma a quale prezzo! Buttare la metà delle uve e salvare l’altra: scelta dolorosa di Saverio che si è rivelata vincente. Prevalgono la parte acida e tannica in bocca sulla componente aromatica, ma il finale è un gradevole misto di spezia e mandorla e erbe aromatiche.

Chianti Classico Vaggiolata 2015: Due sorrisi. Espressività e territorio, iris e profumi del sangiovese di montagna. Sottobosco e sentori di pasta di mandorle. Bocca piena e soda che si allarga. Vino che si aggrappa al palato con tannino croccante e frutto scuro che persiste. Se potessi dare un punteggio in sorrisi, sarebbero 2 ampi sorrisi. 🙂 🙂

Chianti Classico Vaggiolata 2016. The winner is. Niente da fare la 2016 è proprio una gran bella annata. Naso che si svela limpido, chiaro nelle sue molteplici sfaccettature. Rosmarino, alloro, ciliegia e ancora fiore. Bocca elegante, fresca e pronta per regalare grande godimento. Sul finale caramella d’orzo e leggera liquirizia. Qui sorrisi sono due e a 36 denti 🙂 🙂 +

Chianti Classico Vaggiolata 2017: fanciullino. Annata ricca che si fa sentire, naso intenso di fiori di viola, a tratti incenso e ambra, note vegetali che ricordano la felce. Bocca esuberante e polposa, ricca di estratto, con acidità e tannino che ancora scalciano come bambini. Da grande regalerà tanti bei sorrisi

Chianti Classico Vaggiolata 2018: l’anteprima dell’anteprima!! Il risultato di 120 giorni di macerazione sulle bucce  è sorprendente. Neonato ed è già  due sorrisi abbondanti

Verticale di Chianti Classico Riserva Seretina

95% sangiovese-5% malvasia nera

CC Riserva Seretina 2010: salato. Naso sincero, macchia mediterranea, ancora frutto e tanta pulizia. Cenni di abete o resina di pino. Bocca setosa e appagante con finale salato! 🙂

CC Riserva Seretina 2011: movimentato. Spezia e terra, che si alternano, con tratti anche anicizzati. Bocca polposa con finale appena ruvido.

CC Riserva Seretina 2012: godibile. Sangue, sottobosco e humus, cenni di borotalco mentolato. Bocca con un bel peso, stimolata dalla freschezza e da un tannino che gratta ancora un po’.

CC Riserva Seretina 2013: la 13 è femmina. Come per il Vaggiolata, anche la riserva è come se si esprimesse in maniera più esile, tra cenni di pepe, mirtillo e finocchio selvatico. Non che essere signora sia penalizzante, è solo che il tacco a spillo non è lo stile di Saverio, a mio personale parere.

CC Riserva Seretina 2015: Tanti saluti. Come dire son bello e piaccio. Esatto, giaggiolo che ammalia, ciliegia croccante e cenni di vaniglia.  La bocca regala davvero piaceri : ricca, larga, minerale di sasso spaccato, caramella d’orzo e finale balsamico lungo e bacche di ginepro schiacciate. 🙂 🙂 +

CC Riserva Seretina 2016: amor fra i lieti calici. Si sente la gioventù, ma ha già equilibrio e piena godibilità in bocca. La spinta balsamica e i sentori che vanno dall’alloro al ginepro appagano e mitigano un tannino che si fa sentire, ma che arricchisce di gusto il sorso. 🙂 🙂

Tra tanti discorsi provo a quagliare in qualche aspetto

1. Mi piace molto in generale, il Chianti Classico di Gaiole; lo trovo come il luogo sicuro, quello del Chianti Classico che esprime la tradizione nella maniera più naturale e spontanea, e piacevole per la beva. I vini di Monterotondo esprimono questo territorio in modo chiaro, ma con un particolare stile riconoscibile sia nel Chianti d’annata che nella riserva.

2. Riconoscibilità: sono vini sobri, di eleganza misurata, senza abbellimenti ricercati. Gli aspetti di territorio pseudo montano si esprimono in una spina dorsale acida che sostiene, aromi di sottobosco  e frutti scuri, mentre l’eleganza si svela attraverso l’equilibrio e la schiettezza di beva, che Saverio riesce a trovare più o meno sempre, a dispetto delle differenze di annata. Forse proprio grazie alla sua scelta di non parlare al sangiovese in solitario, ma di affiancarlo ad un coro di voci fatte di vitigno toscani che davvero lo esaltano e ne smussano certe asperità non sempre facili da gestire.

3. Annata o riserva? Per carattere sono impaziente, voglio tutto e subito, sarà per questo che in genere il Chianti Classico dell’annata mi dà subito più gioia e anche ciò che più spesso cerco in un bicchiere di vino: leggerezza e voglia di ribere. Preferisco le bottiglie aperte in tavola a quelle che riposano in cantina, ma cercherò di lavorare su questo aspetto, per le indiscusse gioie che le Riserve chiantigiane sanno riservare.

 

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Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

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