Modigliana Stella dell’Appennino edizione 2021

0

Ho partecipato alla 5° edizione di Modigliana Stella dell’Appennino che si è tenuta lo scorso fine settimana. Peccato essermi persa le altre edizioni. Questo l’ho pensato già all’arrivo al Borghetto di Brola dove si è svolto l’evento, per l’accoglienza calorosa dei vignaioli che muniti di grembiule stavano allestendo i tavoli per la sera, per poi rivelarsi anche camerieri alla cena in un atmosfera bella e quasi casalinga. E il rammarico per le edizioni perdute ha poi trovato una ulteriore conferma a tu per tu con i vini. Ma meglio tardi che mai! E adesso ciascuno degli 11 produttori di Modigliana ha un volto, una voce, una storia e delle etichette ben impresse a mente.

Il concetto evangelico della pietra scartata che diventa testata d’angolo, illustrato dal Presidente dell’Associazione Renzo Morresi nel discorso di accoglienza è emblematico dell’Appennino tosco-emiliano. Luogo per molti anni abbandonato, poiché ostile e duro, trova proprio nei suoi fattori limitanti la sua ricchezza. E la vite fa la stessa cosa: laddove incontra penuria e difficoltà dà il meglio di sé andando a frutto con tutta la forza di cui dispone, perché è l’acino l’unica sua possibilità di sopravvivenza, la perpetuazione attraverso il seme.

Arenaria-clima-bosco sono i 3 fattori critici e al tempo stesso determinanti per la viticoltura a Modigliana. La vite cresce su suoli poco profondi che poggiano sul blocco di arenacea marnosa che caratterizza l’Appennino romagnolo. Roccia che si è formata per sedimentazione e calcificazione di sabbie e argille, substrato povero e piuttosto friabile. Il bosco è sempre in agguato, e velocemente riconquista le aree abbandonate. I vigneti infatti sono ritagliati all’interno del bosco come dei quadri in una cornice. Bosco che compete per spazio con la vigna, ma che si rivela mitigatore climatico e responsabile della presenza di sostanza organica in quella sottile striscia di terreno su cui le viti affondano le radici. E infine il clima: montano, continentale, soggetto a gelate, ma anche a bellissime escursioni termiche.

La roccia arenaria marnosa di questo tratto di Appennino

Tutto questo si traduce in un territorio unico, leggibile nel vino attraverso alcuni elementi ricorrenti nel sangiovese, ma anche nelle uve bianche: freschezza-acidità; finezza dei profumi tipica dei vini che nascono su terreni a prevalenza sabbiosa, una incredibile salinità dei vini e la tipica nota verde, che ogni vino declina a suo modo, e che riporta sempre e comunque al bosco.

Questo è il terroir di Modigliana che si esprime nel sangiovese con tali tratti originali e riconoscibili. Non dobbiamo pensare che esistano terroir di serie a, di serie b e via andare: esistono semplicemente i terroir con le rispettive singolarità. E su un sito toscano, come Gusto Critico, in cui si parla spesso di sangiovese, questa è una cosa da tenere a mente.

L’ edizione 2021 è stata anche l’occasione per presentare la carta delle sottozone di Modigliana che corrispondono alle tre valli in cui è suddiviso naturalmente il territorio: Ibòla, Tramazzo e Acerreta.

Ibòla è la valle più stretta, con pendii scoscesi, soggetta a forti escursioni termiche e origina sangiovesi più austeri e scuri nei profumi che hanno tannino che richiedono tempo per allentarsi. Sanguinella, agrumato e spezie i profumi spesso ricorrenti nei vini.

Tramazzo è la valle centrale, più aperta , soggetta alle correnti fresche che scendono sul fondo valle; qui il sangiovese assume note balsamiche, tra ginepro e cipresso e talora note minerali idrocarburiche.

Acerreta, che deve il nome a boschi di aceri, è piuttosto selvaggia e i sangiovese sono terrosi, ricchi e con frutto evidente.

Sfumature che  non sempre sono riuscita a cogliere nel bicchiere, eccetto forse quelle dell’Ibòla che mi sono sembrate più evidenti. Mi occorrono più incontri con i vini della Stella dell’Appennino, che spero avverranno a breve per imparare e capire anche le diverse espressioni delle sottozone.

I produttori di Modigliana

Ecco gli assaggi del Romagna Sangiovese Modigliana di tutti i produttori dell’associazione.

LU.VA, Romagna Sangiovese Modigliana Il Carbonaro 2019: succoso, con frutto centrato, è salino e ha note di tabacco e ferro. Tra le bevute più piacevoli. La 2020 è molto giovane e gli aspetti verdi si traducono in cenni piccanti sul finale.

Torre San Martino Gemme Romagna Sangiovese Modigliana 2019: trasparenza di colore, freschezza e cenni floreali di lavanda. Tannino che scalcia, sorso schietto e con piacevole finale amaricante. Un bel sorso contemporaneo e divertente.

Menta e Rosmarino: molto piacevoli tutti i sangiovese di questa azienda, tutti elaborati in acciaio, dinamici e da bere a canna. Area 7 2019: sangiovese con un 5% di ciliegiolo. Naso ampio e fruttato con cenni di sottobosco. Sorso grintoso e profondo in salinità. Finale appena affumicato. Area 8 2019: sangiovese da terreni più calcarei. Il colore si fa più trasparente, cala l’esuberanza del frutto, il sorso si fa più austero, ma la salinità e la nota piccante in chiusura lo rendono proprio goloso.

Il Teatro Atto II 2020 appena imbottigliato. Deve trovare la quadra con un po’ di riposo in bottiglia, ma ha sostanza, soprattutto la freschezza sferzante. Sa di arancia sanguinella, il tannino è ancora aggressivo e chiude appena amaro. Bisogna attendere.

Agrintesa Poderi delle Rose Romagna Sangiovese Superiore 2019: più concentrato al colore, ricco ed estratto. Profuma di rosa, spezie e frutti neri. La bocca si concede a morbidezze gliceriche e densità per un sorso pop.

Il Pratello Mantignano Vecchie Vigne 2008: ci si confronta con un mostro sacro di Modigliana, Emilio Placci, il primo a piantare sangiovese nel bosco nelle zone più alte dell’Ibola. Ritenuto all’epoca un matto, come spesso accade, il tempo gli ha dato ragione. Il Mantignano 2008 ha chiari aspetti di evoluzione al naso, fungo secco e conserva di pomodoro. In bocca è saporito e profondo dai tannini ammorbiditi. La nota verde qui diventa di erbe macerate in alcol. Analoga maturità pronunciata nel Mantignano 2012. L’assaggio in piedi al banco forse non rende merito a questi vini che mi sono parsi un po’ stanchi. Mi sono  ripromessa una visita in cantina perché queste impressioni appuntate sull’agenda mi sembrano a tratti superficiali.

Villa Papiano Probi Romagna Sangiovese Modigliana Riserva 2016: un fuoriclasse vuoi per l’annata, vuoi per la precisione sensibile di Francesco Bordini. Mi sembra di aver ritrovato nel bicchiere tutto quello che mi è stato raccontato a voce nella presentazione del territorio. Sanguinella, salvia, menta, sottobosco, sapidità, cenni terrosi, freschezza. Un vino multistrato che parla sorso dopo sorso di Modigliana in modo preciso e franco.

Ronchi di Castelluccio Le More Romagna Sangiovese Superiore 2020: è una spremuta di frutti di bosco, denso e scuro, che in bocca attacca dolce, poi si sviluppa in freschezza con erbe officinali in evidenza: elicriso e anice stellato. Il finale a dispetto delle impressioni iniziali è salato e manca un po’ di congruenza col resto del sorso. Ma è così giovane, aspettiamo prima di giudicare.

Mutiliana, l’azienda di Giorgio Melandri è “didattica” per  esplorare le sottozone di Modigliana. Acereta Romagna Sangiovese Modigliana 2018: speziatura intensa e piacevole, erbe officinali a piovere, genziana. Sorso spiccatamente fresco, con vena sapida centrale e finale mentolato. Ibbòla Romagna Sangiovese Modigliana 2018: un po’ compresso al naso ricorda le essenze montane come di caramella ricola. In bocca è sodo e intenso, richiama felce e sottobosco e ancora cipresso. Vino dai tratti verdeggianti forti. Tramazo Romagna Sangiovese Modigliana 2018: mentolato e balsamico, qui si trova il frutto, ribes e mirtillo, erba tagliata e speziatura di anice stellato. Tra i tre quello che personalmente ho preferito.

Fondo San Giuseppe Ca’ Bianca Romagna Sangiovese Superiore 2018: prugna, sangue e una lieve nota animale che arricchisce e stuzzica, cuoio. Bocca setosa, dinamica e saporita in perfetto equilibrio sul finale amaricante buono.

Frawines – La Casetta dei Frati Framonte Romagna Sangiovese Modigliana 2018: buonissimo. Arancia, timo limonato, erba cedrina e anche lampone. La freschezza cede spazio a una mineralità che è rocciosa, sorso profondo e di grande slancio finale.

Credits: associazione modigliana stella dell’appennino

Condividi!

Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

Lascia un commento