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Minestrone con wurstel, sogno o realtà?

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Non ci volevo credere fino a che non mi sono reso conto che non è un’invenzione di un burlone, non è l’idea estemporanea di un cuoco senza storia, e nemmeno un esempio di svuotafrigo: è un piatto che ha una sua collocazione precisa e fedele nei rifugi di montagna. Ed io che pensavo che potesse far parte in maniera certa e sicura della galleria degli orrori gastronomici! Invece, sembra proprio che dopo una camminata lunga e faticosa per le erte cime alpine, un piatto come questo risulti corroborante e consolatorio. Ma ne siamo sicuri? E come dovrebbe essere fatto, di grazia, per renderlo gustoso? Partiamo dal fatto che non sono un amante di wurstel se non quelli fatti da macellai o piccoli stabilimenti dove si possono variare le ricette e creare quindi salsicce di gusto diverso e vario. Il minestrone, va da se’, ha una sua esecuzione precisa, e qui vi rivelo qualche segreto : ma il wurstel? Lo si fa bollire all’interno? Oppure lo si rosola tagliato a pezzetti? Magari la forma non va d’accordo con la sostanza: ma l’insieme come risulta? Dubbi amletici mi affliggono la mente pensando alle torme di scarpinatori montani golosi di tale specialità. Fu vera gloria?

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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