Michelangelo Pistoletto, il riflesso fatto arte

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Un esponente dell’Arte Povera che mi ha sempre incuriosito . Lo racconta Elisa Martelli

Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933 e già 14enne inizia la sua formazione a fianco del padre, pittore e restauratore. Frequenta la nota scuola pubblicitaria di Armando Testa, aprendo poi un suo studio pubblicitario. Inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. Da sempre l’artista si mostra interessato al tema del ritratto e della verosimiglianza, nel suo studio lavora con uno specchio a fianco per ritrarsi sulla tela, poi indaga sfondi neutri, spesso neri, anonimi. Se a metà degli anni ’60 crea un insieme di lavori intitolati Oggetti in meno, ritenuti basilari per la nascita del movimento dell’Arte Povera, dal 1962 mette a punto la tecnica che diventerà la sua cifra stilistica: quella dei quadri specchianti, ottenuti con dell’acciaio inox lucidato a specchio, che includono lo spettatore nell’opera. Si interessa anche alla scultura in poliuretano o marmo, mentre cresce il suo interesse per il sociale. Nel 1998 crea, a Biella, di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, con la convinzione che l’arte e la condivisione delle idee possano ispirare e attuare una trasformazione responsabile della società.

I visitatori

L’opera I visitatori (1968), ottenuta con velina dipinta a olio e matita su due pannelli di acciaio inox lucidato a specchio (di 220 x 120 cm ciascuno) venne stata realizzata appositamente per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e fu il suo primo lavoro ad essere esposto in questo museo. “La parete esiste come principio e come fine di questa mia storia. Sulle pareti si appendono sempre i quadri, ma è sulle stesse pareti che si mettono anche gli specchi. […] il riflesso dello specchio incomincerà a rimandare le stesse incognite, le stesse domande, gli stessi problemi che ci pone la realtà; incognite e questioni che l’uomo è spinto a riproporre sui quadri”, afferma Pistoletto parlando delle sue opere-specchio. L’artista è da sempre alla ricerca di identità e questa autoriflessione serve per capire il mondo.  In questo lavoro in particolare vediamo un uomo e una donna – ricalco di una foto in scala 1:1 – i due sono posti quasi di spalle, come fossero di fronte ad un quadro, nell’intento di osservarlo, dei visitatori qualunque (si veda il titolo dell’opera). Chi entrerà nella sala del museo, però, si specchia a sua volta nei pannelli riflettenti che poggiano direttamente sul pavimento, dilatando i confini spaziali e concettuali; non solo si moltiplicano i punti di vista, ma anche la dimensione temporale, un qui ed ora che si confronta con ciò che è stato bloccato sul “quadro”, le due fisionomie di visitatori, forse una coppia, forse casualmente vicini davanti ad un’opera. Il quadro specchiante di Pistoletto si completa col concorso dello spettatore che a sua volta diventa attore, s’instaura così una relazione reciproca fra specchio e immagine reale, arte e vita.Color and lights

In opere più recenti come Color and Light del 2017, Pistoletto continua ad utilizzare un materiale tipico dell’Arte Povera come la juta, a cui combina legno dorato e piccole superfici specchianti, più irregolari, quadri astratti che danzano in una riflessione più indiretta e matura. “La società intera si specchia insieme a me”, affermava questo moderno Michelangelo, qui però sembra che l’immagine si celi parzialmente, come se l’artista ci richiedesse un lavoro supplementare.

 

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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