Marc Chagall, l’uomo che faceva sognare

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Uno degli artisti più affascinanti, capace di divertire, far sognare, ammaliare con i suoi dipinti

TESTO DI ELISA MARTELLI

Moishe Segal nasce a Vitebsk, nell’attuale Bielorussia, nel 1887, da una numerosa famiglia ebrea. Non ha grandi risultati a scuola ed il padre prevede per lui un futuro nella sua attività: la vendita di aringhe. Deciso a diventare pittore, Moishe si trasferisce a Pietroburgo, dove studia pittura, ma viene incarcerato per un breve periodo perché sprovvisto di salvacondotto in quanto ebreo, vive questa esperienza con divertimento, finalmente poteva sfamarsi e dipingere in pace. Poco più che ventenne conosce Bella Rosenfeld, suo grande amore, che sposa nel 1915, i due si trasferiscono a Parigi ed hanno una figlia, Ida. L’effetto parigino è dirompente, il cubismo, il surrealismo, Apollinaire, Delaunay, tutto affascina il giovane Mark Zacharovič Šagal. L’amore lo fa volare, come i suoi personaggi a testa in giù, i violini, la musica, i fiori, i galli, la passione per la letteratura, il tutto pervaso da una profonda fede ebraica accostata ad icone ed immagini popolari russe (lubki).

Nel 1937 Chagall ottiene la cittadinanza francese – che gli viene revocata dalle leggi antisemite approvate in Francia dopo l’invasione tedesca – e nel 1941 fugge negli Stati Uniti con la sua famiglia. Ormai è un artista affermato, ma nel 1944 vivrà una grave crisi artistica a causa della morte dell’amata Bella, la depressione lo terrà lontano dalla pittura per quasi un anno. Negli anni ’50 fa ritorno in Francia dove conosce Valentina Brodski – per lui Vavà – donna di origini ebreo-russe, venticinque anni più giovane di lui, che Ida aveva assunto come segretaria del padre. Vavà diventerà sua moglie e anche questo secondo matrimonio sarà molto felice. L’artista si spegne nel 1985, a 97 anni, a Saint-Paul de Vence ed è seppellito nel piccolo cimitero cittadino.

Il circo ChagallCavallo da circo (1964) mostra un tema da sempre caro a Chagall: il circo. Veniamo coinvolti da un’atmosfera festosa, catturati dai colori vibranti e dalle linee morbide dei personaggi. Come il pubblico accennato sullo sfondo, noi stessi siamo osservatori a cui spetta una visione preferenziale: è come se il palcoscenico centrale girasse, come un disco, sentiamo la musica, le luci brillano, un clown introduce i numeri ai quali assisteremo a breve, mentre gli artisti sono già sulla scena: una donna in equilibrio su un cavallo giallo e blu, degli acrobati, un uomo che vola in alto con un anello, come se tenesse in mano il sole. L’unica cosa di cui ho bisogno è di continuare a stupirmi, diceva Chagall.

la vie chagallL’opera La Vita – conservata alla Fondazione Maeght di Saint-Paul de Vence – è un’autobiografia dell’artista per immagini. Si tratta di un olio su tela di circa tre metri per quattro, realizzato nel 1964, una composizione imponente ed onirica popolata da elementi ricorrenti nella poetica di Chagall: il rabbino, l’amata Bella, la piccola Ida, gli innamorati, l’Esodo, La Bibbia, gli animali volanti, i fiori, il sole i musicisti, i violini, gli acrobati e i ballerini, una Parigi in blue. Sulla destra, senza manie di protagonismo, troviamo il pittore con la tavolozza che sembra osservare lo spettacolo e, a suo fianco Vavà, che lo abbraccia.

La vita è un grande teatro dove spesso la vita sembra alla rovescia, ma l’artista non perde mai lo stupore tipico di un bambino, muovendosi come un equilibrista fra sogno e realtà. Nonostante le guerre, l’esilio, il dolore, la morte, Chagall, non perde la sua gioia di vivere, e la sua opera ci regala poesie su tela facendoci sognare, nonostante tutto.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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