Filippi

L’inutile esistenza del fiocco di latte

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Ho un ricordo nitido e terribile di quando, da piccolo, assistevo a qualche piccolo tentativo di mia madre di mettersi a dieta: avveniva solo quando il dottore le diceva che doveva perdere un po’ di peso per motivi di salute. La dieta durava circa due settimane e dopo si riprendeva il solito tran tran, fatto di ragù stupendi, crostini di fegato goduriosi, cannelloni invitanti e così via. Tra i prodotti che sono entrati in casa mia, per un lieve soggiorno  che confesso non è stato molto accogliente nei loro confronti, sono capitati anche i fiocchi di latte. E’ un nome che ispira attenzione,  assegnato ad un prodotto che magari si fa anche in casa ma deve la sua diffusione all’industria, magari chiamato “cottage cheese all’estero, dove, di fatto, si dà solidità a del latte scremato, per renderlo edibile ai tapini in cerca di cibo privo di grassi. Che poi del tutto privi di lipidi, i fiocchi, non lo sono mai stati, e quindi, nella mia mentre di fanciullo, mi chiedevo il perché non convenisse mangiarne di meno, ma un formaggio vero. La consistenza era (ed è) gommosa,  l”odore inesistente, nella masticazione si attaccavano (forse anche ora, non so…) ai denti, per ingerirli consigliavano di accompagnarli alle verdure fresche: a quel punto bastava aggiungere un po’ di olio EVO e la frittata era fatta,  inutile allora consumarli per dimagrire. Lo so che esistono ancora, lo so, ed hanno perso il loro ruolo dimagrante per essere protagonisti di piatti come pizza(ebbene sì, coraggio..), risotti, dolci (sic!) e tante altre ricette definite anche “appetitose”: ma vivono una vita ai margini della società alimentare, preda di qualche nostalgico che ama pentirsi di quanto ha fatto sulle tavole, quando li consuma da solo o, preso dalla rabbia, ci prepara un dolce Evitateli, non meritano la vostra attenzione.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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