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L’insostenibile esistenza del formaggino

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Oramai è diventato un racconto come quello che facevano i nonni ai nipoti nel secolo scorso, quando si attacca il discorso su come abbiamo fatto a crescere malgrado tutto: “Ho fatto e visto cose che voi umani…”: la generazione del formaggino, quella degli attuali cinquantenni, è viva e lotta insieme a noi. Siamo i sopravvissuti alla scelta dissennata che fecero fare alle mamme durante gli anni del boom economico, via l’acqua, e dentro le bibite zeppe di coloranti, via il pane con l’olio, dentro le merendine, ed infine via il parmigiano dalla minestrina, dentro il formaggino. Ora, vedendo cosa mangiano le nuove generazioni non c’è da essere allegri, i formaggi fusi imperano sempre in mezzo a panini imbottiti, per non parlare della loro presenza su assurde focacce gommose denominate pizze. Ma oggi il consumo è consapevole e consenziente, una volta non era così: si faceva credere che l’atto di amore verso il figlio era quello di sostituire il formaggio vero con quello fasullo, ricolmo di polifosfati, un termine che oggi viene sostituito da un più accessibile, all’orecchio intendo, “sali di fusione”. Tra le versioni peggiori da ricordare, quella “aromatizzata” all’emmental, che faceva tanto Svizzera, ma anche quelli tedeschi che prevedevano la presenza di pezzetti di salume erano incubi da dimenticare. Certo avevano un packaging, come diremmo oggi, accattivante, colorato, divertente, insomma tutto quello che serve per distrarre il povero bambino dal riconoscere il gusto. E la storia dell’utilizzo vede il formaggino prima utilizzato per lo scioglimento nella minestra, poi per la spalmatura sul pane, fino a che, scartando e rimestando, la presenza dello stesso arriva anche in piatti da adulti: nella besciamella per le lasagne, nelle verdure gratinate (sic!), nella pasta sfoglia per fare i salatini da aperitivo (ebbene sì….). Oggi sarebbe giusto decretarne la fine, soprattutto noi che siamo sopravvissuti a trale onda del disgusto. Dateci questa soddisfazione, una volta per tutte!

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

3 commenti

  1. Sono d’accordo su quello che hai detto,anche se i miei genitori sono sempre andati a cercare il meglio con la lanterna.Comunque ti dirò,che per quanto riguarda il formaggino,ancora oggi,non mi dispiace mangiarmene qualcuno.

  2. Roberto Aramini on

    Quindi tu che mi hai aperto occhi e stomaco al quinto quarto, che mi hai fatto innamorare del panino con il lampredotto, se ti rivelo che sono rimasto un po’ bambino, amante dei formaggini mi cancelli da ogni forma di social?
    Rientro nei 50enni svzzati a minestrina con il formaggino.

    • Roberto Aramini on

      Quindi tu che mi hai aperto occhi e stomaco al quinto quarto, che mi hai fatto innamorare del panino con il lampredotto, se ti rivelo che sono rimasto un po’ bambino, amante dei formaggini mi cancelli da ogni forma di social?
      Rientro nei 50enni svzzati a minestrina con il formaggino.

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