Leonardo da Vinci e la sua passione per la cucina

0

Essendo un genio totale , Leonardo Da Vinci, non poteva esimersi dall’affrontare la cucina in maniera diversa da come veniva fatto nel suo tempo. Precursore anche all’epoca di una cucina sana e digeribile, risultò più bravo nella teoria che nella pratica. Dette il meglio di se’, infatti quando alla corte degli Sforza, a Milano, tenne la carica di Gran Maestro per cerimonie  e banchetti, mentre in gioventù aveva prestato servizio alla locanda de Le Tre Lumache, situata vicino al Ponte Vecchio. Una volta che il cuoco si ammalò, prese le redini della cucina e si dimostrò capace, ma troppo innovativo : faceva minor uso di grassi, adottava cotture più rispettose degli ingredienti e quindi, decisi di aprire il suo locale, insieme all’amico Sandro Botticelli, chiamandolo Le Tre Rane: purtroppo non si dimostrarono bravi imprenditori, e dovettero chiudere, per la fortuna dell’umanità, considerando le opere che ci hanno poi lasciato. Tra gli utensili di cucina a cui viene attribuita la paternità dell’invenzione a Leonardo troviamo il cavatappi, l’affetta uova, il trita aglio il macinapepe ed il girarrosto. Quanto questo sia vero, non è dato sapere, ma è tanto bello immaginarlo!

Qui inizia la parte artistica e cedo la parola ad Elisa Martelli

ultima cena

Bimbo indesiderato, Leonardo nasce il 15 aprile 1452, ad Anchiano, un borgo di poche case accanto al castello medievale di Vinci, sulle pendici del Montalbano. Figlio del notaio Ser Piero e di Caterina, una povera ragazza di campagna, pur essendo figlio illegittimo si trasferirà a Firenze con la famiglia paterna. Da adolescente inizia l’apprendistato presso la bottega del Verrocchio, una delle più note fucine artistiche fiorentine, in cui resterà ben 13 anni. Verso i trent’anni Leonardo si trasferisce a Milano, presso la corte di Ludovico il Moro, del periodo milanese ricordiamo l’intrigante dipinto della Dama con l’ermellino e il Cenacolo, ma anche progetti di ingegneria civile, macchine da guerra, scenografie teatrali.

 

È riduttivo riassumere in poche righe il genio di quest’uomo: pittore, scultore, ingegnere, scienziato, anatomista… Leonardo è il vero interprete del Rinascimento grazie alla sua curiosità che gli fa sperimentare la permeabilità fra i diversi saperi in una sorprendente multidisciplinarietà. Non dove così stupire il numero esiguo di quadri rispetto alla straordinaria mole di disegni e studi realizzati. Dopo l’invasione francese, viaggerà per l’Italia per poi rientrare a Firenze, città in cui inizia la Gioconda, dipinto a lui così caro da portarselo in Francia. Nel 1517, infatti, l’artista ultrasessantenne, si trasferirà ad Amboise al servizio del re Francesco I, là trascorrerà gli ultimi anni della sua vita fino alla morte il 2 Maggio 1519.

Verrgine delle Rocce

Vergine delle Rocce (1483), Parigi, Museo del Louvre

Il titolo dell’opera rimanda al paesaggio roccioso in cui sono inseriti i soggetti, mirabile esempio dell’interesse botanico e geologico di Leonardo. Sembra di percepire l’umidità muschiosa della caverna, mentre sullo sfondo i colori perdono d’intensità e nitidezza a causa dello spessore dell’aria. Grazie alla prospettiva aerea e allo sfumato, un velo azzurrognolo sfoca la visuale in una foschia brumosa.

La composizione piramidale vede la Vergine Maria al centro, con una mano cinge S. Giovannino che prega di fronte a Gesù benedicente. Osserviamo il gioco delle mani: la mano destra di Maria accarezza il piccolo Battista, la sinistra è sollevata a protezione del figlio, a sua volta Gesù alza la mano in segno di benedizione, vicino a lui un angelo dal manto rosso solleva l’indice dell’elegante mano destra che sembra indicare il Battista. Lo sguardo stesso dell’angelo pare richiamare l’attenzione dello spettatore in un dialogo muto. Tutti i quadri di Leonardo contengono un’aura di mistero: e se l’angelo indicasse il grembo di Maria mettendolo in relazione con la grotta/caverna? Dopotutto questo dipinto del periodo milanese dell’artista era stato commissionato dalla confraternita dell’Immacolata Concezione.

in cucina con Leonardo

La minuziosa analisi botanica è combinata ai morbidi passaggi chiaroscurali nella resa dei personaggi, in natura la linea non esiste. I soggetti sembrano respirare, rivelandoci nuovi aspetti ad ogni sguardo. La mutevolezza per Leonardo era l’essenza della vita stessa, le piante, l’acqua, la luce, “l’aria grossa”, tutto è in un incessante divenire.

Condividi!

Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Lascia un commento