Leflaive e la sua 2017, luminosità e grandezza.

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Andiamo oltralpe, viaggiamo verso la Borgogna e ci fermiamo a Puligny Montrachet, un meraviglioso piccolo comune della Côte de Beaune. E’ proprio qui che risiede il Domaine Leflaive, storica cantina che ha contribuito a rendere la Borgogna grande come la conosciamo oggi.

L'oeuf di Anne-Claude LeflaiveLa sua storia inizia da Joseph Leflaive, il fondatore. Dal 1920 iniziò un programma di reimpianto, ampliamento e sviluppo dei vigneti. Assistito da François Virot, suo manager e amico, selezionarono nuovi portinnesti, più adatti a ogni clima. Gradualmente, il vino prodotto venne commercializzato con la propria etichetta ai clienti privati del Domaine.

Quando il padre morì nel 1953, i quattro figli (Jo, Jeanne, Anne e Vincent) scelsero di mantenere la tenuta e nel 1973 crearono la Société Civile d’Exploitation. Accumunati da un’unica ambizione: portare lo Chardonnay dalla Côte de Beaune al primissimo rango d’eccellenza. Joseph (Jo), assicuratore a Grenoble, assunse la gestione amministrativa e finanziaria, mentre Vincent, tecnico commerciale a Ugine, vigilò sulle vigne, sulla cantina e gestì il marketing aziendale. I due fratelli formano una squadra che ottenne un risultato formidabile. Il Domaine acquisì una reputazione mondiale.

Anne-Claude LeflaiveLa nuova generazione, rappresentata da Olivier, figlio di Jo, e Anne-Claude, figlia di Vincent è rimasta fedele ai principi della precedente. Nel 1994, Anne Claude fu nominata Direttrice della tenuta. Nel ventennio successivo, Anne-Claude ha enormemente sviluppato la reputazione mondiale del Domaine e quella dei grandi vini della Borgogna diventando una pioniera della biodinamica e sviluppando vini di finezza ed eleganza incomparabili. Anne-Claude morì il 6 aprile 2015 dopo una lunga lotta contro la malattia. Sulla strada dei Grand Crus, di fronte ad uno dei vigneti della Cote d’Or più blasonati, il Montrachet, troviamo una scultura per omaggiare il pensiero e il grande lavoro che questa formidabile donna ha regalato al mondo enologico:

“In ogni pianta c’è un’architettura legata alla sezione aurea e una bellezza assolutamente favolosa. Il rispetto per i vivi riassume il mio modo di vivere nel mondo”

Anne-Claude Leflaive

Brice de la Morandiere

Brice de La Morandière, pronipote del fondatore Joseph Leflaive, rappresenta ora la quarta generazione. Il focus è quello di continuare lo sviluppo del Domaine con la stessa filosofia familiare, rispettosa dei grandi terroir, umile di fronte alle forze della natura e rigorosa nella sua costante ricerca dell’eccellenza nella vinificazione e nell’affinamento. Dal 2015, sotto la spinta energica di Brice, sono stati intrapresi importanti sviluppi. Gli edifici esistenti della cantina sono stati ammodernati, ricostruiti e ampliati con l’obiettivo finale di non avere alcun impatto sull’ambiente. Il design, i materiali e l’isolamento della struttura consentono un utilizzo minimo di fonti energetiche esterne. È stato inoltre svolto un lavoro approfondito sulla precisione delle vinificazioni e sulle chiusure introducendo una nuova tipologia di tappi che consente una maggiore longevità dei vini. Il Domaine si è infine gradualmente ampliato con quasi 3 ettari ripiantati a Puligny, 7 ettari acquisiti nel Mâconnais e i nuovi impianti del 2020 nelle Hautes Côtes de Beaune.

La Cave

“Dopo la gelata dell’anno precedente che aveva decimato la vendemmia, per l’annata 2017 le speranze erano molte, – spiega Brice, che continua – l’inverno 2016-17 è stato coerente con il nostro clima continentale con le sue alternanze di gelo e disgelo che consentono alla terra di decomporsi e di eliminare alcuni microrganismi”. La primavera, confessa il patron, è stata molto precoce con temperature miti a marzo che favoriscono una crescita accelerata delle viti. Tuttavia, verso aprile, le temperature si sono abbassate e un anno e un giorno dopo la terribile gelata del 2016, è arrivato un nuovo periodo di gelo. La mobilitazione dei vignaioli borgognoni è stata eccezionale. Tutti presenti nelle vigne prima dell’alba per accendere fuochi di paglia, il cui fumo fa da schermo e impedisce ai primi raggi di sole di bruciare i giovani germogli. “La vendemmia iniziò il 29 agosto nei primi settori (Folatières, Combettes, Chevalier). Una leggera pioggia il 31 agosto ha portato morbidezza e serenità fino alla fine della vendemmia”.

Di seguito la degustazione orizzontale dell’annata 2017, un reportage emozionante dei vini del Domaine, dai più semplici ma croccanti vini a denominazione regionale agli appassionanti Grand Cru.

Annata 2017

Appellation Régionale

  • Pouilly-Fuissè: proveniente da suoli argillo-calcarei, questo vino è un assemblaggio di uve provenienti da 14 parcelle differenti situate attorno alla Roche de Solutré. La vinificazione e l’affinamento avvengono interamente in barrique, donando a questa espressione note di burro fresco e panna acida. In bocca è cremoso, ricordando la nocciola e le arachidi tostate. 91/100

Appellation Village

  • Mâcon-Verzé Blanc “Les Chênes”: in un terroir argilloso e calcareo queste viti sono state coltivate in Biodinamica sin dal loro acquisto, all’inizio del 2004. Dopo circa 16 mesi di affinamento in tini ovoidali di cemento, inox e barriques questo vino esprime gradevoli sensazioni di lievito. Si apre in sensazioni sempre più minerali di silice. Bocca tesa e finale mediamente lungo. 92/100

Premier Cru

  • Puligny-Montrachet “Le Clavoillon”: in un terroir caratterizzato da sempre più venature calcaree questo nettare è proveniente da un’unica parcella, situata tra Les Pucelles e Les Perrières. Dopo un inizio timido si percepiscono chiaramente note di naturalità (donate dalla biodinamica) di fieno e prato di fiori bianchi. Le sensazioni iodate accompagnano il candore di quelle floreali. 95/100
  • Puligny-Montrachet “Les Folatieres”: nettare realizzato da tre parcelle del vigneto “Ez Folatieres”. Qui troviamo aromi completamente diversi dal precedente Premier Cru, più boisé, più rotondi. Note di nocciole tostate, polvere di caffè. Bocca sapida e gustosa, in perfetta sintonia con il naso. Pulito e limpido. 96/100
  • Puligny-Montrachet “Les Pucelles”: proviene da tre diversi climat con suoli più calcarei: “le clos du meix”, “la grande” e “la petite”, per un totale di poco più di tre ettari nella denominazione “Les Pucelles”. Qui troviamo un vortice di sensazioni più secche, pour-pourri, fieno. Bocca tagliente con grandi sensazioni minerali. 94/100

Cantina

Grand Cru

  • Bienvenues Bâtard-Montrachet: il primo Grand Cru della degustazione nasce da una parcella di 1,8 ettari al confine con il comune di Chassagne Montrachet. Naso dai sentori inafferrabili che trasmettono sensazioni di felicità. Al palato è magnifico, l’acidità perfettamente bilanciata alla grassezza. Tutto torna. Finale lunghissimo. 98/100
  • Bâtard-Montrachet: proveniente da quattro parcelle all’interno del famoso vigneto esteso sui due comuni di Puligny e Chassagne-Montrachet questo vino è essenza pura. Naso complesso di buccia d’agrume, oli essenziali di cedro. Naturalità spiccata con sentori di timo serpillo. In bocca ritrovi gli agrumi, con la loro acidità che ricordano quella del pompelmo bianco. Ha corpo, è fresco ed ha un finale infinito. 100/100
  • Chevalier-Montrachet: nettare prodotto da tre parcelle del Grand Cru del comune di Puligny: “Chevalier du bas sud”, “Chevalier du bas nord” e “Chevalier du haut”. Con bellissimi riflessi verdolini questo vino apre le danze con sentori al naso sia minerali sia grassi. Vorticoso, tra sensazioni lattiche e sensazioni leggere di polvere di caffè esprime poi note di burro bianco dolce. Naso emblematico e celebrale, difficile da comprendere ma di una pulizia incredibile. Bocca vellutata, con note retro-nasali di lemongrass e sensazioni fresche di succo di lime. Finale lungo. 99/100

 

 

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