fbpx

Le tendenze del gusto da un punto di vista vinicolo

0

Il frutto di un lavoro arriva dopo una stagione, che può essere più o meno lunga, legata a tanti fattori: per il vino c’è la vite che produce l’uva, ed oggi, terminata la vendemmia da poco, si fa il primo bilancio. Poi c’è la fase della maturazione e l’affinamento che arriva, a seconda del vino, dopo un periodo variabile da pochi mesi a qualche anno e che fornisce il parere importante dei consumatori, riguardo le caratteristiche organolettiche del prodotto. Ma tutti gli anni c’è il momento del giudizio legato alle guide, che fotografano la situazione enologica di un Paese, assegnando voti ed esprimendo giudizi, sulla base di parametri che, nel corso degli anni, possono essere diversi e legarsi a mode e tendenze del gusto . Paragonare il vino alla moda è un esercizio di stile testato più volte e in più situazioni, con tanto di sarti famosi che hanno anche firmato bottiglie, vestendole a loro piacimento, ma entrando anche nelle decisioni enologiche a livello gustativo, per capire e comprendere se le scelte fatte dai tecnici rispecchiassero il loro pensiero. Quindi il vino ha una sua moda stilistica? Eccome! Solo che, come per i vestiti, ci sono tendenze passeggere ed altre che restano, stili che durano lo spazio di una stagione, e quelli che si stratificano e formano un modello da seguire per le decadi successive. Per lunghi anni il mondo del vino è rimasto immobile, ancorato a denominazioni storiche, dove la produzione seguiva canoni stabiliti e resi immutabili nel tempo. Volendo analizzare solo gli ultimi quarant’anni, ci si rende conto di cosa è arrivato e cosa è partito dalle cantine, la trasformazione di colori e gusto, il cuore in avanti oltre l’ostacolo e il il successivo ritorno alle tradizioni. Tutto e il contrario di tutto, dove l’addetto al settore  si è dovuto adattare e capire scelte che rivoluzionavano quello che è stato fatto sino a quel momento, con un consumatore finale che ha evoluto il suo palato, colpito da sensazioni sempre nuove e brillanti. Potrebbe essere un gioco scegliere alcune parole chiave per  capire quanto oggi siano diventate importanti nel lessico di chi deve “parlare di vino”.

BARRIQUE Botte piccola da 225 litri, di legno di rovere possibilmente francese. Dapprima amata alla follia, poi odiata con altrettanta veemenza, è diventata uno strumento di lavoro, proprio come era stata concepita. Serve per selezionare, affinare con attenzione, non certo per aromatizzare, utilizzo improprio fatto soprattutto negli anni Ottanta e Novanta.

CEMENTO Uno degli sport preferito degli enologi degli 80’s era quello di entrare in cantina e distruggere il cemento che componeva i tini per poi sostituirlo con l’acciaio, più facile da pulire e lavorare. Ora siamo tornati al passato, con meno facilità di lavoro da parte dei cantinieri ma più soddisfazione per il palato: meno tensione data da un materiale inerte, vino più rilassato per una maturazione meno “nervosa”.

ANFORA Un ritorno alle lontane origini del nettare di Bacco, una scelta faticosa ma che permette una migliore definizione di profumi e sapori, un lavoro su masse meno ampie e quindi più comprensibili da scegliere nella fase degli uvaggi.

BIOLOGICO Non certo una moda estrosa come poteva sembrare negli anni Settanta ma un sistema di coltivazione che sta diventando sempre più necessario ed obbligatorio, un esempio di sostenibilità. Lo si riconosce dal sapore? NO! Se si identifica i vini che puzzano con i vini biologici si fa un errore clamoroso: sono semplicemente vini fatti male, quelli che puzzano…

BIODINAMICO Vedi sopra, con una maggiore precisione e fatica nelle pratiche agricole, una sorta di autoimposizione rigorosa che regala soddisfazioni personali. A chi mi chiede se i biodinamici si riconoscono dal sapore no, non sempre, l’importante è che i difetti non siano ritenuti pregi.

ORANGE Vini dove l’ossidazione provoca il cambiamento del colore, dove il soggiorno con le bucce del mosto fa riconoscere la parte tannica nei vini bianchi, dove l’evoluzione negli anni è lenta e regolare, che possono non piacere perché, secondo molti amatori, si va a perdere territorio e vitigno. A mio avviso, dipende da chi li fa e come li fa.

NOVELLO In questi giorni si attendeva spasmodica la sua uscita, fissata per i primi di Novembre, che precedeva quella del Beaujolais Nouveau, calendarizzata per la metà del mese. Oggi ancora esiste ma sembra un “dead man walking” , tenuto in piedi dalla speranza di un rilancio. La macerazione carbonica non è applicata quasi mai in toto, odori e sapori non divertono più, il costo è una componente importante, l’amante di vini buoni sa aspettare.

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Leave A Reply