Le tartellette di pasta brisée, l’incubo del buffet

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Eppure al loro apparire destarono anche un certo interesse: le tartellette preparate con una pasta che non era sfoglia e nemmeno frolla, solida al punto giusto da sopportare mousse, creme, preparazioni umide avevano il loro significato. Tradizione francese, ovviamente, quella del traiteur, ovvero del gastronomo addetto alla preparazione di buffet belli a vedersi, talvolta meno a mangiarsi. L’aspetto positivo era quello di non dover più ingurgitare barchette e affini preparati con la pasta sfoglia, impossibilitata a cuocersi stretta nello stampo, e il ripieno, condannata a rimanere umida e sgradevole, o la pasta frolla, che si portava comunque un sapore dolciastro non adatto a determinate preparazioni. E quindi, l’uso in larga scala ha portato a fare della pasta brisée il simbolo della riscossa dei cuochi amatori: prima con le tartellette comprate già fatte, un vero orrore gastronomico, poi nel cimentarsi con la pasta acquistata fresca nel reparto frigo di un qualunque supermercato, già stesa e pronta per essere impiegata. Certo è che l’impasto di farina, metà peso di burro ed acqua è indubbiamente più “leggero” di quello della sfoglia, ma non regala emozioni gustative. E’ il classico esempio di ingerimento di calorie inutili: se uno deve ingrassare lo faccia con prodotti che ne valgano la pena, che diano il senso del peccato, non certo con insulsi contenitori che è meglio lasciare nel piatto dopo averne consumato l’interno. Che poi, anche del ripieno si potrebbe dire: più bello è, meno è intrigante. Verdure sostenute da burro montato, o pesci sfibrati, tritati, montati con la panna, carni miscelate senza più riconoscere il sapore originario: oh, tartelletta, quante nefandezze compiute in tuo nome. Meglio dimenticarsi di lei e passare ai primi, ne godrà il corpo e lo spirito

Credits lascodella.it

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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