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Le provviste del pranzo

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Svegliarsi senza il trillo del telefono era diventata una conquista: non che dovesse rimanere a letto a poltrire, ma essere riuscita a togliersi l’ansia del mattino, per un suono continuo e fastidioso che le faceva battere a mille il cuore, l’aveva resa felice. Stava prendendo sempre di più consapevolezza di se’, del proprio corpo, delle proprie emozioni, un percorso intrapreso con gioia, preparato quando ancora era in casa e proseguito dopo il suo trasferimento in Canada. Aveva scelto di andare a Montreal, nella parte del Quebec che però aveva già una forte presenza anglofona, una sorta di passaggio per poi, forse buttarsi a capofitto nella Grande Mela. L’idea era partita per andare a fare uno studio della lingua, un distacco lieve e parziale, poi il mese iniziale si era prolungato, aveva trovato un lavoro che le piaceva molto, organizzatrice di eventi. Tre mesi, quindi la richiesta di soggiorno per lavoro e il doversi organizzare nel migliore dei modi. La stanza condivisa con altre persone era stata abbandonata in favore di un mini appartamento, l’organizzazione era diventata una necessità che lei però amava. Puntigliosa e precisa, sul lavoro come su se stessa, aveva deciso di andare al lavoro a piedi per risparmiare sulla palestra, e quindi il trolley era diventato il suo compagno di viaggio, dovendo cambiarsi ogni giorno sul lavoro. Il ritmo della giornata era scandito però anche da letture in inglese e in francese, aveva abolito libri e giornali in italiano, anche se doveva consultare un sito in italiano, traduceva il testo in inglese per leggerlo. Non era maniacale, solo desiderosa di mettere a frutto il tempo a disposizione. Un grande risultato era stato quello di non essersi isolata, amava frequentare teatri, cinema, bevute con le persone che aveva conosciuto: la parola amici sarebbe stata esagerata, ma anche inutile. In molti erano di passaggio, condividere un pezzo di strada insieme era utile e divertente. Fare yoga con donne indiane, thailandesi, giapponesi, russe la stimolava moltissimo, così come scambiare opinioni sul senso della vita insieme al collega islandese. Si rendeva conto che mangiare insieme era l’atto più coraggioso da fare con gli altri, tanto erano diversi orari, ricette, odori, sapori e gesti. Si prestava volentieri a visitare le case altrui, ora che finalmente gli inviti erano davvero scambievoli e quindi, cucinare per gli ospiti acquistava un senso di mutualità arricchente. La sua sveglia naturale le permetteva di fare le cose con calma, di fare la doccia senza fretta, di preparare i trucchi che avrebbe utilizzato appena giunta in ufficio, ma soprattutto di farsi da mangiare. In un posto dove tutti chiamavano Just eat o Glovo per mangiare, lei era la mosca bianca che tutti i giorni portava le provviste cucinate da lei. Non aveva mai cuinato così tanto in vita sua, soprattutto per se’, ma era sintomatico del cambiamento avvenuto: era lei che si voleva bene, e che si prendeva cura di ogni particolare. La voglia di quel giorno erano le zucchine, saltate, con aglio, prezzemolo, alle quali aggiungeva pinoli e mandorle sfilettate tostate Accanto aveva disposto lo stracchino e intanto aveva messo sul grill le fette di pane che dovevano accompagnare il tutto. Chiuse il contenitore, lo mise nello zaino e si preparò per uscire: si guardò allo specchio e sorrise a lungo. Era bello iniziare un nuovo giorno.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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