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Le paste dolci della domenica

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Quando aprì gli occhi si accorse che era già mezzogiorno: solo il telefono le era stato d’aiuto nel capire l’orario, aveva chiuso le tapparelle per ottenere il buio competo. Di solito, in estate lasciava invadere dalla luce la stanza, ma questa volta voleva dormire più a lungo. Notte tormentata e dura quella trascorsa, andata a letto alle cinque del  mattino dopo una lunga veglia, voluta da lui, che la voleva incontrare a tutti i costi. Troppo a lungo aveva rimandato quel momento, troppe volte ci era ricascata nel rivederlo nel passato, una frequentazione che era diventata dilaniante anche se lei si divertiva a stare con lui, era il suo momento di leggerezza. Ma era diventato un gioco pericoloso. Si alzò, intanto, per mettersi sotto una doccia fresca ma non gelata, la voglia di cospargersi di bagnoschiuma, avere il viso meno teso e gli occhi non appiccicati. Asciugata con l’accappatoio, dopo essersi cosparsa di crema, aver guardato se i piedi fossero sempre posto con lo smalto, si mise solo una camicia da notte leggera,  per  andare a fare il caffè. Mentre preparava la tazza, il cucchiaino, lo zucchero,  ripensava a lui che l’aveva portata in un locale dove suonavano, fortunatamente non a volume altissimo, e davanti ad una birra, poi una seconda e infine una terza, il dover ascoltare lo sfogo di chi , in fondo, le era stato accanto in maniera sempre più pressante, però senza capirla. Lei gli voleva bene, una sorta di amicizia affettuosa con la quale poi dividere alcuni gesti e momenti, ma non certo la scossa di pancia. Magari l’attrazione sessuale c’era stata , lui le ricordò in maniera rabbiosa la notte sotto la pioggia praticamente nudi, le scale di un palazzo in pieno giorno, l’auto nel parco ed altri episodi  che erano stato indubbiamente potenti, ma erano oramai passati. Il caffè era pronto, riempì la tazza, e si portò sulla poltrona, accese il computer e iniziò ad ascoltare la musica. Si accorse che era la stessa musica della notte, doveva cambiare, non aveva voglia di ripetere gli stessi percorsi mentali. Occhi chiusi e il viso di lui che si stagliava in continuazione, un uomo che l’aveva stupita , che non si aspettava in fondo, davvero innamorato, ma ieri sera lo aveva visto, provato, deluso, incazzato. Quell’immagine le dette pesantezza, decise di scrollarsi di dosso tutto, di vestirsi, in maniera fresca, vestitino corto, sandali alti e poi un filo di trucco, orecchini, collana e poi la borsa, per guadagnare velocemente le scale. Non voleva far tardi al pranzo, decise di fermarsi alla pasticceria per comprare le paste. Il ricordo da bambina era quello di suo padre, che ogni domenica ne portava a casa almeno due a testa, dove si contavano rigorosamente le fedore, il babà, il millefoglie, bigné alla nocciola e le sfogliatine. Decise di fare lo stesso assortimento, e mentre guardava la vetrina tornò improvviso lo sguardo di lui addosso a lei, che le chiedeva perché avesse deciso di eclissarsi così. Non c’era risposta da potergli dare, sarebbe stato difficile e inutile e fu così che si lasciarono sulla soglia di casa, che molte volte lui aveva varcato, ma che questa volta rimase inavvicinabile. . Prese il pacchetto, lo mise in auto ed arrivò alla meta. Suonò il campanello e salì le scale con calma: lui l’aspettava, era il primo pranzo che facevano insieme di domenica. I pensieri brutti furono immediatamente fugati, si baciarono e poi si misero a ridere causa il rischio corso dal vassoio di paste: lo aprirono e iniziarono subito a mangiare un babà, imboccandosi a vicenda. Non si erano persi nemmeno questa volta, dopo tanti anni, e, una volta in sala da pranzo sentì la musica di sottofondo: era diversa come era giusto che fosse.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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