Le mie lasagne, trionfo dell’opulenza

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Non mi vergogno ad affermarlo pubblicamente: le mie lasagne sono il trionfo dell’opulenza, l’esaltazione della materia grassa, la visione paradisiaca del sapore vellutato. Si mangiano da sole, senza altro accompagnamento, non hanno bisogno di antipasti, secondi e contorni: devono essere loro sole le protagoniste, beffarde, insolenti, provocatorie. Si dia pace alla professione del dietista in questo frangente, meglio il libro sfogo che poi obnubila la mente e lascia satolli con il sangue che defluisce solo sullo stomaco, con il cervello che lotta per non addormentarsi e riflettere sul piacere della vita comprovato da un retrogusto che non scompare.

La pasta, innanzitutto: verde o bianca a seconda dell’ispirazione del momento. Comunque 40 tuorli d’uovo a chilogrammo di farina.

La besciamella: mezza dose di panna fresca e mezza dose di latte. Poi aggiungo mascarpone, e nella besciamella anche un po’ di pecorino fresco.

Ragù: quello che vi ho a suo tempo descritto, nel massimo della sua concentrazione gustativa . Quindi , ci metto anche un po’ di osso, affinché il midollo, sciogliendosi, lo insaporisca ancora e se, mi torna, anche dei funghi secchi ammollati.

Gli strati: sotto besciamella e ragù su pirofila imburrata. Quindi gli strati di pasta, cotti in precedenza e ben asciugati. Negli strati successivi al primo, anche copiose manciate di parmigiano.

La sommità: besciamella, ragù, parmigiano, fiocchi di burro nell’ordine.

Cottura: prima 160°, circa mezz’ora dipende da quanti strati ho preparato. Poi solo grill infuocato, cinque minuti, per formare una crosta croccante: deve essere croccante appieno, quasi staccata dal resto delle componenti.

Riposo: 5 minuti, per compattare besciamella, fuori dal forno.

Consumo: senza limite di decenza

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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