Pasta Artigianale Morelli

Le mense di scuola: ma chiudiamole tutte!

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Forse la soluzione è solo quella di chiuderle, le mense di scuola, se tutte le volte le scelte fatte sui menu devono generare polemiche a non finire. Ognuno con la sua gamella portata da casa, con il piatto preparato dai genitori  secondo quello che piace al figlio, senza dover trovarsi tutti gli anni ad affrontare un argomento che sembra solleticare alquanto la voglia di protestare, da parte degli adulti in particolare. Partiamo da alcuni aspetti essenziali: la soluzione ideale, ovvero a cucina interna alla scuola non è sostenibile, i costi sarebbero troppo alti per qualunque amministrazione comunale. Già a Firenze si riesce a realizzare tale progetto negli asili nido, ma oltre diventerebbe impossibile. Che fare, dunque? La cucina centralizzata porta ad un’organizzazione di lavoro nella quale è obbligatorio preparare i piatti in anticipo per poi essere riscaldati in loco. Quello che si è cercato di fare, soprattutto nel comune di Firenze, come è possibile leggere qui, è stato far diventare il momento del pasto una fase educativa, nella quale era così possibile far testare nuovi sapori, scoprire nuovi ingredienti, provare nuovi piatti che in casa sarebbe impossibile gustare. Ci sono motivazioni sociali, come i cibi etnici che permetterebbero così un confronto tra culture anche a tavola, e motivazioni di carattere nutrizionale, senza dimenticarsi di quelle organolettiche Da un lato, nessuno che cucina più in casa, dall’altro l’omologazione del gusto che porterebbe ad avere menu standard, noiosi, non in accordo con le linee guida dell’istituto della nutrizione, con evidenti problemi di malnutrizione, spesso di sovrappeso, da parte di ragazzi che, se non istruiti in tempo, rischiano di soffrire di patologie legate all’alimentazione anche molto gravi. Forse il problema sta nel non avere animazione culturale al momento del pasto, figure di riferimento che possono portare gli allievi a fare un viaggio divertente alla scoperta del gusto, ma chi li pagherebbe? CI si trova così alle proteste per la presenza di piatti come la quinoa, che però resterà nel menu, di creme o minestre dalla visione non esattamente appetitosa, ma una volta assaggiate, forse…. Servirebbe la consulenza di uno chef famoso? Dovrebbe essere un personaggio in grado di essere un esempio per i bambini, ma non è facile davvero…Certo che dispiace vedere che la mensa, usata anche come livellatore sociale, dove quindi allo stesso tavolo povero e ricco mangiavano lo stesso pasto, sia diventato oggetto di diatribe..Torniamo al panino con la salciccia scaldato sul termosifone della scuola?

Credits photo primocanale.it

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

2 commenti

  1. Parole Sante Leonardo. E ti dico da mamma di due bimbi che usufruiscono della mensa, provo una tristezza infinita nel vedere i genitori così spiazzati e impreparati e contrari subito a questa nuova proposta dove finalmente si era fatto un passo avanti rispetto ala proposta degli anni precedenti. Sono dell’idea che per molti l’educazione alimentare è sinonimo di sapere il bimbo con la pancia piena: con che cosa poi è secondario! Quindi un piatto semplice e della tradizione come la cecina, se non la si è mai proposta a casa prima, diventa un allarme immediato, che il bimbo possa non gradirla. Ma tant’è che il mal voluto non è mai troppo. Son convinta che a volte bisognerebbe stare zitti e lasciare la parola ai piccoli che davanti alle “novità” spesso reagiscono molto, ma molto meglio di noi (specie se viene lasciato loro il tempo di provare, capire, apprezzare, crescere).

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