Le cover e le nuove canzoni: come funziona in cucina?

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Confesso che mi ci è voluto un po’ a capire il fenomeno Maneskin, non rientrando nei miei canoni soliti di ascolto rock ma, dopo la svolta anglofona della band, è certo che è salito l’indice di gradimento personale o, perlomeno, ho cominciato a pensare che valeva la pena seguirli.

Certo, hanno iniziato in italiano, hanno vinto il Festival di Sanremo con una canzone scritta nell’idioma italico, poi però si sono affidati al “sicuro”, alla canzone già uscita , una “cover” di un pezzo caduto  nel dimenticatoio, di un gruppo che ha una certa attinenza nel nome con il mio mondo, i Four Seasons, e lì hanno letteralmente sfondato

A questo punto mi chiedo: ma se in cucina si cominciasse a fare lo stesso? Negli ultimi 40 anni si è assistito ad un continuo evolversi dei piatti, ad una ricerca estrema della novità, partendo da un’esasperazione della tecnica, senza però dimenticare di cucinare con qualità, andando cioè  a trovare materia prima migliore, ma spesso “diversa” ,come se a volte fosse solo quello il punto distintivo, ovvero proporre un ingrediente che in pochi avevano utilizzato. Un forte movimento rivoluzionario che ha cambiato molte prospettive, sui consumi, influenzando anche la cucina quotidiana, ma rischiando di non lasciare memoria, ovvero non arrivare a produrre quei piatti che rimarranno poi in maniera definitiva sulle tavole e che saranno poi tramandati per generazioni.

Risotto Foglia d oroProviamo solo ad immaginare quali piatti si sono affermati in questo periodo: o sono variazioni sul tema di ricette già conosciute oppure sono riscoperte di ricette rimaste confinate in un territorio regionale per poi dilagare in Italia e non solo. Tra i dolci, il caso più clamoroso è stato quello della panna cotta, che ha sancito la sua universalità una volta presentata la versione industriale, così come il tiramisu o il tortino di cioccolato con il cuore caldo. Ed oggi anche la carbonara può essere definita davvero italiana, ma anche il crudo di pesce, fuoriuscito dai confini pugliesi. Andando a vedere invece le proposte del primo vero  personaggio della cucina italiana come Gualtiero Marchesi, il risotto con la foglia d’oro, è di fatto una variazione del risotto alla milanese, gli spaghetti alla lampada di Angelo Paracucchi si rifacevano alla tradizione della hotellerie di ispirazione francese, gli agnolotti al plin di Lidia Alciati erano appunto la sua espressione di uno dei piatti cardini della tradizione piemontese.

AdriàQuindi il fatto che il refrain utilizzato dalla maggior parte dei cuochi a livello internazionale che “niente si inventa”  è vero? A Ferran Adrià si assegna il ruolo di ultimo rivoluzionario, un’impresa titanica che lo ha prosciugato completamente per anni, dopo una stagione vissuta pericolosamente, ovvero sull’orlo di una tensione inventiva portata all’estremo, per pi rinunciare a proseguire. E quindi il futuro che ci attende? Gli esponenti maggiori della cucina a livello mondiale reagiscono in maniera diversa: il mondo vegetale imperversa, anche per motivi squisitamente economici, sul costo della materia prima, quindi tante espressioni vegane nei piatti, ma si decide anche di tornare a rivedere con calma, senza rivoluzioni, ammodernamenti, rivisitazioni, i piatti del passato, da qui il concetto di “cover” applicato alla cucina. L’importante è non fare come Bonovox, che ha triturato senza mezzi termini la produzione degli U2 degli ultimi 40 anni salvando solo “Vertigo”. Il punto più basso mai toccato dalla band è stato Pop ma questo è un altro discorso: ma quale cuoco potrebbe arrivare a fare le stesse affermazioni di Bono?

 

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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