Filippi

L’amore che resta

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Aveva finito di lavorare nel giardino da poco: in una bella domenica di primavera si era divertita a mettere a nuovo il suo spazio vitale all’aperto togliendo l’erbaccia per far sì che i gigli potessero crescere bene nel momento propizio. E poi a Fernando piacevano davvero tanto, di tutti i colori, una passione che si erano trasmessi a vicenda. Andò in bagno a farsi la doccia e dopo indugiò a lungo nella preparazione. Prima la crema, poi si vestì e cominciò il trucco: leggero, mai esagerato, come piaceva a lui, ma in fondo era lei che lo aveva convinto che così stava davvero bene. Scelse la collana di perle, un foulard che si abbinasse al vestito scuro e le scarpe,, comode ma con quel tacco che non guastava. Il profumo non mancava, sempre quello classico alla violetta, che nella nuova versione che prevedeva pepe e zenzero l’aveva davvero esaltata. Entrò in macchina che stava iniziando il tramonto, una luce bellissima e pericolosa per guidare, ma l’affrontò con piacere. SI riteneva fortunata di aver lasciato la sua terra per trasferirsi in una città dapprima sconosciuta e poi sempre più materna, grazie a lui, che le aveva permesso di scoprirla e renderla affettuosa. Soprattutto era la campagna che l’aveva affascinata e per questo aveva scelto di vivere tra vigne e oliveti, per scorribande che li vedevano protagonisti sempre con gli amici. Dopo cinue minuti si ricordò di aver lasciato a casa la bottiglia di vino, quindi con mossa repentina fece una svolta ad U ma non si affrettò più di tanto, di tempo ne avevano molto. Scelse un Chianti Classico Riserva, prese il cavatappi per essere tranquilla e ricominciò il viaggio. Il pane con la finocchiona era al sicuro nel cestino, quindi sorrise pensando a quando erano abituati a mangiarlo in centro, dal loro vinaino preferito, che li aspettava quasi avessero un appuntamento. Sempre mano nella mano, all’andata come al ritorno, un legame che rimaneva indissolubile. Arrivò ancora con la luce , prese il cestino ed entrò passando per il cancello ancora socchiuso. Controllò di avere tutto strada facendo quindi, arrivata a destinazione, mise la tovaglia, i bicchieri, aprì il vino e lo versò: erano abituati a berne sempre un poco prima di mangiare. E dopo affettò la finocchiona e il pane, quindi iniziò a mangiare, guardando la foto sulla tomba, che aveva scelto per ricordarsi un Fernando bello, sorridente, potente. Era stato un amore vero, carnale, pieno di desiderio e passione fino all’ultimo, condito di musica, arte, cibo e vino, insomma vita proseguita fino all’ultimo. Brindò alla salute di entrambi, quindi ritirò tutto e si rimise in cammino: al cancellò si voltò e un bacio veleggiò di nuovo nell’aria per raggiungerlo ancora. Anche per stasera, la cena era stata fatta insieme.

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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