L’alba allegra e viva

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Aveva un fascino inquietante, per lui, il temporale: pensava sempre a situazioni angoscianti, impossibili, ma proprio per questo emozionanti. Gli era rimasta fin da piccolo quella sensazione strana, quando vedeva un posto bello ed emozionante: in una chiesa pensava alla paura se fosse rimasto chiuso durante la notte, a vedere il mare temeva di trovarsi in mezzo alla tempesta, in montagna pensava al freddo e alla neve. In realtà, con il tempo, aveva esorcizzato tutte queste sensazioni, e il buio gli faceva meno paura. Tornato a casa dopo la cena con gli amici, ci pensò un attimo, mentre fumava l’ultima sigaretta, che poi era la terza della giornata, appoggiato alla finestra. Il sonno non arrivava, l’energia in corpo era in circolo e decise che si poteva fare. In camera iniziò a riempire lo zaino: giubbotto contro la pioggia, maglietta, e poi fazzoletti di carta, camicia, golfino..era diventato ordinato ed attento. In camera, si spogliò, si buttò sotto la doccia e volle darsi una bella sferzata di energia, terminando con il getto d’acqua gelato. Si vesti senza fretta, utilizzando il doppio calzino per non rovinarsi i piedi, controllò che gli scarponi fossero a posto, infilò quasi per caso una tavoletta di cioccolato nella borsa esterna e si mise in cammino. Si rese conto che piovigginava lieve e rientrò a prendere il berretto. Alle una di notte iniziò il cammino che doveva portare da lei, ed era contento di aver pensato ad una sorpresa che però doveva essere completata. Mentalmente pensò al percorso da fare, al pasticcere dove comprare i cornetti, al fioraio dove acquistare le rose: e pensò a lei, al suo sorriso divertito quando si sarebbe presentato, alla sua risata successiva..Guadagnò velocemente l’uscita della città, e capì di aver fatto una cazzata  quando la prima macchina gli passò accanto, sfiorandolo: il giubbotto fosforescente era rimasto in auto ed ora tornare indietro a prenderlo sarebbe stato impossibile. Iniziò così quella strana angoscia data dall’essere solo in balia degli eventi, con il freddo che cominciava a colpire i muscoli, la pioggia che arrivava sferzata dal vento e la classica domanda che sorgeva spontanea: chi me lo ha fatto fare? La risposta era sempre lei e quindi riprendeva veloce la camminata. Il colpo di tosse gli ricordava che forse l’ultima sigaretta poteva anche gettarla in anticipo, ma un sorso di acqua fredda in gola gli permise di superare anche quell’ostacolo. Le prime luci dell’alba cominciarono a fare capolino, la pioggia era terminata e si trovò completamente inzuppato ma più sereno. Ora il passo si era fatto spedito e finalmente giunse al paese del fioraio: le rose erano terminate ma amava molto le orchidee e ne aveva comprate tre, di colore diverso. Poi i cornetti, inutilmente caldi, e dovette proseguire il cammino un po’ impacciato, con due orchidee nello zaino, una in mano e i cornetti in tasca. L’ultimo tratto in salita lo mise a dura prova, iniziò a sudare in maniera copiosa, il fiatone iniziava ad essere disturbante ma strinse i denti e continuò. Arrivò finalmente a casa, e vide che la luce occhieggiava in cucina: era sveglia senza avvertirla! Si mosse in maniera circospetta e bussò: si aprì la porta e la vide stravolta con il cane che sgusciò per uscire. Era lui che l’aveva svegliata da due ore, mugolando in continuazione:  si misero a ridere, la sorpresa era forse sfumata, l’orchidea rotolò per terra insieme a loro ma..il caffè poteva aspettare!

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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