La storia del nome Vin Santo

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Da quando mi occupo di enogastronomia, uno dei prodotti più affascinanti e controversi è rappresentato dal Vin Santo. E’ un vino  che si presta ad essere  utilizzato per il racconto di storie colorite, che indubbiamente creano ilarità e divertimento ma sono poco credibili da un punto di vista storico.

Vin santo uve appeseTanto per iniziare, qui è specificato nel dettaglio cosa si intende per Vin Santo toscano, facendo presente come nel Trentino esista un prodotto che si chiama Vino Santo, diverso come produzione ed uve utilizzate . Classico vino da dessert, verrebbe da pensare, se poi lo si va ad assaggiare si vede come il gusto si discosti dal classico vino dolce ed opulento, a seconda delle versioni. Può essere secco ed assomigliare così ad uno sherry, e questo cambia anche la modalità di servizio, non tanto come fine pasto ma più adatto come aperitivo.

La battaglia tra tradizionalisti e puristi è combattuta sul consumo con i biscotti di Prato o cantucci: nessuno discute sull’abbinamento ma il fatto che sia invalsa l’abitudine di inzupparli nel vino solleva aspre critiche , poiché nessun vino di qualità viene sporcato prima del consumo. Ma l’attenzione non è tanto sull’aspetto organolettico, quanto sulla ricchezza di storie che vengono raccontate riguardo al nome.

uve su GraticciNon esiste una versione univoca, molte le storie raccontate, ma la più diffusa è la seguente: la creazione del termine avrebbe una vera data precisa ovvero il  1439: è l’anno del Concilio Ecumenico, voluto dal papa Eugenio IV, per cercare di trovare l’unione tra due anime della Chiesa: quella  occidentale e quella orientale. I tanti ospiti che arrivavano dalla Grecia avevano modo di assaggiare le specialità della cucina toscana, ed anche i vini che venivano serviti nei banchetti facevano parte di quelli in uso all’epoca. Tra gli scritti ritrovati si narra che il Cardinal Bessarione, vescovo di Nicea, all’assaggio di uno dei vini proposti ne uscisse con questa espressione : “Ma questo è Xantos!” ovvero lo stupore di trovare un vino greco in terra fiorentina, poiché lo aveva scambiato per  Xantos, prodotto nell’isola greca dallo stesso nome. Da lì la trasformazione  in  “santus”. Poi magari anche il colore dorato avrebbe avuto la sua influenza, essendo il termine utilizzato per definire il colore giallo.

Uve appese Vin SantoE’ molto più probabile che il nome derivi che la tipologia di vin Santo sia sempre stata utilizzata nelle funzioni religiose, per la gradazione alcolica, che gli permetteva di essere conservato a lungo aperto. E’ incredibile come però l’aneddoto abbia riscosso un successo tale che per anni è stata l’unica versione accreditata. meglio la verità storica accertata o l’aneddoto curioso divertente?

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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