La vera storia della pizza Capricciosa,

0

Ora che la pizza ha conquistato la nobiltà della recensione, alla quale si è assegnato il titolo “gourmet”, , adesso che se non conosciamo durata di lievitazione, idratazione e tipo di farine utilizzate nemmeno ci sediamo a mangiarla, trovare nelle pizzerie che non seguono tale andamento, fa quasi tenerezza leggere i nomi che hanno caratterizzato, per anni, le pizze cosiddette tradizionali. E quindi, Margherita, Napoletana e Marinara sono le sempiterne, quelle dove si testa l’abilità del pizzaiolo, ma altre sono diventate neglette e nemmeno da nominare: è il caso della Quattro Stagioni, un nome senza un perché considerando gli ingredienti, della 4 Formaggi, preparata con gli scarti della cucina quando le pizzerie erano obbligatoriamente anche spaghetterie, della Maialona, nome che evoca scenari che ben poco hanno a che vedere con la tavola. E infine la Capricciosa, che nel gergo dei pizzaioli era la pizza “ripuliscifrigo”, quella nata quale estro creativo, così tanto fantasioso che variava ogni sera, a causa dei resti che cambiavano ogni sera. Ora che è obbligatorio prestare attenzione agli allergeni, tenere nascosti gli ingredienti è praticamente impossibile, ma certo colpiva, nel passato, osservare una composizione alquanto variegata. Ospiti fissi, carciofini sott’olio ( di semi) già tagliati e olive nere, poi si poteva passare dalla spalla cotta ai peperoni, dall’uovo ai funghi e  alla salsiccia fino ad arrivare, in tempi recenti, ai vasetti di condimenti di insalata di riso dove l’anarchia diventa sovrana. E quindi, perché mangiare tali orrori gastronomici? Nel passato serviva solo a sopportare una pasta mal lievitata o gommosa, oggi servirebbe una nuova proposta che renda il nome perlomeno simpatico!

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Leave A Reply