La vera Champagne. Il racconto di Anselme Selosse

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Il rispetto per la natura va’ oltre i principi della biodinamica. Qui ad Avize, Anselme Selosse conduce i vigneti seguendo solo le proprie idee. La vigna vista come un bosco, coltivato con specie selezionate, dove il vignaiolo non deve interferire.

“Non pretendere altro aldilà di quello che può dare. Farsi da parte perché si ravvivi, equilibrata e autonoma, allontanando l’uomo dai dogmi”. Questo il “semplice pensiero sulla vigna di Anselme Selosse, patron del Domaine Jacques Selosse ad Avize, in piena Côte de Blancs. Un domaine familiare dove ti senti subito a casa. 9500 piante di Pinot Nero e 70000 di Chardonnay, piantate in villaggi rinomati della regione: Avize, Cramant, Oger, Le Mesnil sur Oger, Aÿ, Mareuil-sur-Aÿ e Ambonnay. 54 parcelle particolari, chiaramente identificate.

Passione, epicureismo e carisma. Questo contraddistingue Anselme Selosse e la sua famiglia. Dal 1974 Anselme inizia già a sperimentare metodi di coltivazione della vite e di vinificazione. Dal 1990 al 1996 furono applicati i principi dell’agrobiologia poi, dal 1996, si tratterà della biodinamica ma dal 2002 Anselme ne prese le distanze, sfidando i codici consueti e credendo che non ci si debba imporre alla natura. Da ormai 20 anni, la famiglia Selosse ha un proprio sistema di coltivazione, al di fuori delle ricette, in continuo adattamento alle circostanze. Per spiegare la loro filosofia, Anselme e il figlio Guillaume spiegano: “il bosco è l’ecosistema più bello. Non lo sfruttiamo, ci andiamo semplicemente a prendere ciò che ci offre. Primum non nocere. È l’uomo che disturba maggiormente la natura. Dobbiamo sforzarci di intervenire il meno possibile”. All’alba del passaggio del testimone, Guillaume, dal 2012 segue le orme del padre dando ai suoi vini una vera identità. Integrale, di mentalità aperta e in movimento, Guillaume sta per lasciare il segno nella storia familiare con i suoi sogni e le sue ambizioni.

“Ogni vite segna il vino con la sua impronta” racconta Anselme. Condotti quotidianamente, “sopra e sotto”, i vigneti del domaine danno i loro frutti. 365 giorni di gesti semplici, guidati e realizzati dall’esperienza di un pugno di collaboratori (o come dice Anselme “compagni”) che non si ripetono mai. “Quasi tutte le piante trovano la loro essenza nell’aria. Se l’uomo interviene, oscura la luce”. Ascoltare il racconto del patron, oltre che un privilegio, è sempre più illuminante.

L’infinitamente sepolto. Così Anselme chiama la magia che avviene nel sottosuolo: “il vino trova il suo spirito nella linfa. La roccia solubilizzata che governa ogni metro quadrato di terreno, gli conferisce la sua vera identità: il sale.

L’infinitamente preciso. Tutto si gioca in vigna. “Anche il marcio è squisito se il vignaiolo si è comportato bene” asserisce Selosse. Dopo il duro lavoro compiuto in vigna, l’enologo si sveglia. Inala, dubita, assaggia, ascolta e inventa strumenti. “Il torchio non è lì per opprimere, ma per esprimere la vita che continuerà. Più di ogni altro vino, lo Champagne ha bisogno di nutrirsi dell’intera uva e di potersi fidare della sua integrità” continua.

L’infinitamente piccolo. I lieviti fanno lo Champagne. All’esterno si rispetta la loro proliferazione ai piedi delle vigne, che avviene a seconda delle annate. All’interno si lascia loro la chiave della cantina. “Per omaggiare la loro precisione si reintroduce con un cucchiaino la schiuma, che l’uva pigiata produce, nell’apertura stretta delle barriques. Finita questa fase i lieviti hanno mangiato tutti gli zuccheri. Per la seconda fermentazione, si mette in bottiglia un cocktail di “lievito Selosse” catturato al domaine. Una volta sazi, si lasceranno morire per nutrire il vino con i loro sedimenti” spiega il Patron.

L’infinitamente lento. “Il vino, allora, si allontanerà dal frutto per discendere verso il terroir, le bottiglie si allontaneranno dall’aria e dalla luce per cercare riposo sottoterra, trovare la linfa, toccare la pietra”.

“Assaggiando i miei Champagne ti accorgi che ogni bottiglia diventa ciò che vuole diventare e non un modello imposto” spiega Anselme. Imbottigliato, senz’aria il vino è regredito. La sboccatura, rigorosamente manuale, lo rianima improvvisamente. Ogni bottiglia va aspettata per fare in modo che si sveli.

Tutte le cuvée Jacques Selosse emanano la stessa idea: permettere ad ogni personalità di esprimersi liberamente. Nettari poliedrici ed emozionanti, che possono spiazzare certo, ma rimangono senz’altro indimenticabili. Unicità, nell’accezione più stretta del termine.

Brut Initial. Individuo esperto e sicuro di sé

L’Initial è l’etichetta base del domaine. Le uve Chardonnay provengono da tre vigneti Grand Cru dei comuni di Avize, Cramant e Oger che fermentano separatamente in barrique di rovere e con i soli lieviti indigeni. Dopo l’assemblaggio di tre annate successive il vino sosta sui lieviti per circa tre anni. Dosaggio minimo. Uno Champagne di grandissima complessità aromatica, che spazia dalla pasticceria fresca a note di frutta secca. In bocca è vellutato e fresco, note tostate e vanigliate. Finale molto lungo che ricorda la torta di mele. 97/100

V.O. Version Originale Extra Brut. Una silhouette seria e distinta

V.O. è frutto di un attento assemblaggio di tre diverse annate di vino bianco ottenuto esclusivamente dai migliori appezzamenti aziendali di Chardonnay, tutti Grand Cru. Vanta una lunga permanenza sui lieviti, di almeno 42 mesi. Sentori di fieno, a tratti gessoso. Complessità agrumata e floreale. Assaggio asciutto, elegante, caratterizzato da una freschezza veemente e da un finale di grande fascino e persistenza. 96/100

Millesimato 2006. Una vendemmia che fa parte di una storia

Rarissime quantità. La parcella corrispondente fa parte del comune Grand Cru di Avize. Nei suoi millesimati Selosse adotta la filosofia di pura espressione dell’annata. Il 2006 di Anselme è uno Champagne a dir poco celebrale. La difficoltà sta proprio nel trovare un punto di partenza per destrutturare il vino e pensarlo nelle sue parti acide, verticali e gessose. Un andirivieni di emozioni e di bilanciamenti, con richiami simili naso-bocca, aspettando all’infinito l’attacco finale. 99/100

Substance. L’anti-millesimato. Una media climatica di tutte le annate.

Il Substance è l’etichetta che Anselme Selosse elabora utilizzando il metodo Solera. Nella bottiglia che ha aperto erano contenute tutte le annate che vanno dalla prima, il 1986, alla 2008. Le uve Chardonnay che vanno a comporre questa rarità provengono esclusivamente da vigneti Grand Cru. La sosta sui lieviti si prolunga per almeno sei anni e il dosaggio è minimo. Rivela sentori molto complessi di limone candito, di spezie orientali, di nocciole e di miele d’acacia, con sfumature boisé. Struttura originale. Ampia spalla acida e bella trama minerale. Chiude su note armoniche di caffè tostato. 98/100

Collezione Lieux-Dits: sei parcelle particolati su sei villaggi differenti

  • Le Bout du Clos, Ambonnay: Le Bout Du Clos è uno dei leggendari lieux-dits di Anselme Selosse, travolgente per intensità e ricchezza, un Pinot nero in purezza proveniente da un vigneto esposto a Sud nello storico comune di Ambonnay. Dopo l’assemblaggio dei vini base secondo il metodo Solera, il vino sosta sui lieviti per circa sei anni. Dosaggio estremamente contenuto (0.06 g/L). Esplosivo e vivissimo, al naso esprime note di ribes rosso croccante, arancia sanguinella, biancospino. Svela un sorso incredibile per la capacità di congiungere la pienezza della polpa, ad un aspetto più gioviale e succoso, da imputare a freschezza e sapidità sempre presenti ed integrate. Persistenza salina intensa e lunga. Produzione limitatissima di circa 2000 bottiglie. 99/100
  • Sous le Mont, Mareuil-sur-Aÿ: Fuoriclasse di Selosse. Pinot nero 100% proveniente da vigneti esposti a Est. Formato da un assemblaggio di 3 annate differenti, il vino base fermenta in barrique e sosta sui lieviti per almeno 6 anni. Dal color oro antico questo grande Champagne esprime note ossidative, tipiche di Selosse, con profumi che vanno dalla foglia di tè alla nocciola tostata. Si apre in profumi floreali e su note fruttate, sensazioni evolute di mela ossidata. Complessità olfattiva incredibile, note profonde e bagnate di bosco, crème caramel e chiude con sentori di whisky. In bocca una progressione infinita, ricco, intenso, potente e pieno. 97/100
  • La Côte Faron, Aÿ: Qui passiamo ad un Pinot nero del comune di Aÿ che esprime tutto il suo sentimento caldo dell’esposizione a Sud. Austero e verticale, La Côte Faron viene prodotto come i precedenti Lieux-dits. Dal color oro carico propone in successione mela golden, miele, frutta secca tostata. Travolgente complessità. Al palato non è da meno: pieno, materico, possiede maturità accompagnata da un giusto apporto di sapidità e freschezza, sfumando su una persistenza ossidativa. Esperienza trascendentale, non per tutti vista la sua complessità. Fuoriclasse ribelle. 99/100

  • Chemin de Châlons, Cramant: Passiamo ai tre Chardonnay in purezza. Le uve da cui è ottenuto Chemin de Châlons, arrivano da una parcella vitata esposta a Sud che si trova nei pressi della cittadina di Cramant. Di un color giallo dorato intenso, offre al naso sentori intensi di mango e passion fruit, cui fanno seguito pompelmo rosa e cedro, sfumature iodate e toni grassi che ricordano il burro fuso. In bocca è vivace e sapido, minerale e impeccabilmente equilibrato, con una lunghezza sbalorditiva e squisita. Produzione limitatissima di 600 bottiglie. 98/100
  • Les Chantereines, Avize: Champagne che proviene da un vigneto esposto ad Est che si trova ai margini di Avize. Color oro, al naso incredibilmente vivace, connotato da sentori fruttati di mela renetta, speziati di cannella e burrosi, che si uniscono armoniosamente. Concentrato ed energico anche al palato, ben delineato nel frutto e accattivante in tutte le sue sfumature. Finale lungo mozzafiato. Distribuito in sole 600 bottiglie. Serenità sottile. 99/100
  • Les Carelles, Le Mesnil sur Oger: in questo caso le uve Chardonnay provengono dalle vigne del Grand Cru Le Mesnil sur Oger. L’affinamento del vino base, precedentemente assemblato da varie annate, avviene in barrique e dopo la seconda fermentazione in bottiglia affina per circa 48 mesi sulle fecce fini. Les Carelles ammalia già alla vista, con la sua veste dorata. Naso caleidoscopico, sembra essere presente ogni aroma che ti viene in mente: nocciola tostata, moka, miele millefiori, crema pasticcera, fragola croccante. Tripudio sinfonico, che non può che invogliare all’assaggio. Sorso impetuoso e travolgente, prende possesso del palato in virtù della sua materia cremosa perfettamente bilanciata da una salda struttura salina e acida. Persistenza lunghissima. Esperienza trascendentale, che cambia il modo di vedere lo Champagne. In una sola parola: Selosse. 100/100

Millesimato 2005

Questo 2005 è composto da sole uve Chardonnay che arrivano dal Grand Cru di Avize. Oro brillante. Al naso sprigiona intensi aromi agrumati di buccia di lime e arancia, note pepate e tostate. La bocca è tesa ed espressiva, con un suadente retrogusto speziato che ricorda lo zafferano e dura a lungo. Profondo, elegante ed equilibrato. Uno Champagne immenso. 100/100

Millesimato 1999

100% Chardonnay proveniente dalle vigne di Avize, più di 10 anni sui lieviti. Naso profondo, ampio e maturo. Note di miele di acacia, mango, mela ossidata. Mineralità intensa, marmorea. Fresco e sapido. Ingresso morbido e vellutato, finale molto lungo che chiude con note di chicco di caffè tostato. Signor Champagne. 97/100

 

 

 

 

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Circa l'autore

Torinese, classe 1994, fin da piccolo appassionato di enogastronomia. Dopo aver conseguito il diploma di Sommelier ALMA-AIS, nel 2014, ha lavorato in due dei più importanti ristoranti tristellati italiani. Nel 2018 si laurea in Viticoltura ed Enologia ed inizia i suoi viaggi alla scoperta dei vini della California e della Borgogna. Matura in questi ultimi anni la voglia di comunicare attraverso la scrittura.

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