Pasta Artigianale Morelli

La spremuta d’arancia

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In estate si era abituata a preparare sempre spremute di frutta per dissetarvi: un’abitudine presa quando era in piena stagione salutista e aveva smesso di bere vino e cocktails. Una fase che, fortunatamente, era durata poco ma qualcosa come abitudine era rimasto. Mentre era in giardino a leggere un libro, arriva la richiesta di  lui che, seduto in salotto a guardare la partita, le urla che vuole una spremuta di arancia, anche per i suoi amici. Era diventata incredibilmente diversa rispetto ad un recente passato, docile ma non remissiva, ma riteneva fosse una fase di transizione. Si era ridotta ad un ruolo che non le apparteneva, ma lo aveva scelto in maniera cosciente. Stava frequentando una persona lontana anni luce dal suo modo di essere, ma la considerava una sorta di necessità, una doverosa pausa di riflessione dopo un vissuto intenso, ma che forse stava durando un po’ troppo. Con lui parlava poco, non aveva argomenti, qualche interesse in comune, nemmeno una passione da condividere, nemmeno lo stesso feeling nelle lenzuola, ma era semplice stare insieme, anche se inutile. Mentre era in cucina, si rese conto che la spremuta per lei era diventata solo quella di pompelmo, quella di arancia aveva smesso di berla. Era successo tutto un pomeriggio, quando frequentava Mario, ed era nella sua casa in campagna: era tornato da uno dei suoi frequenti viaggi e, quasi fosse un cartellino da timbrare, l’aveva convocata da lui. Non che le dispiacesse, era una costrizione alla quale si assoggettava con piacere. Mentre affettava le arance a metà, si ricordava di quel giorno assolato, il salto del pranzo e due ore intense vissute senza requie, tra la camera, il bagno, il salotto, in un turbinio di emozioni molto esaltante. Fu quasi necessario, una volta sfiniti,  alzarsi da letto, mettersi solo la camicia ed andare in cucina per dissetarsi. Vide le arance messe accanto alla finestra e decise di prepararsi qualcosa di fresco, dopo aver tolto i cubetti di ghiaccio dal contenitore. Guardava il panorama, il sole ancora presente, era in una fase quasi romantica: improvviso il rumore di un motore, una macchina che arriva sommando. Poi un’altra, due donne che scendono. Una scena poco adatta al luogo e la momento, ma capì che stava per succedere qualcosa di molto divertente o, perlomeno interessante. Seguendo il suo intuito, lasciò la spremuta, e mentalmente ringraziò il momento nel quale aveva scelto di arrivare con la sua macchina e averla parcheggiata sul retro. Quando lo vide disteso e sonnecchiante, ebbe un moto di pietà:terminò di vestirsi e lo avvertì dell’arrivo di due donne, aggiungendo una sommaria descrizione. Il suo balzo sul letto fu memorabile, lei si congedò senza troppi convenevoli ed uscì dalla porta appena in tempo per salutare due esseri infuriati. Al pensiero rideva sempre, le dispiaceva solo non aver assistito al resto della scena. Intanto lui dal salotto insisteva nella richiesta, pretendendo anche patatine e una bottiglia di vodka. Si fermò, tornò in giardino, prese  il libro che mise in borsa, quindi si affacciò in salotto: guardò la compagnia, che le sembrava uscita da un libro dell’orrore, grotteschi ma innocui, e li salutò. Lui nemmeno se ne accorse all’inizio, impegnato a seguire un’azione del suo idolo calcistico. Lo sentì solo urlare dalla finestra quando lei era già in auto in fondo alla strada: e pensava quanto era utile, ogni tanto, ripensare al passato.

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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