La solitudine del critico a cena e I ravioli di Cristina da mangiare

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Eppure l’orario l’avevo visto, convinto che il treno per Firenze ci fosse alle 22 20 da Prato Porta Serraglio, la stazione che avevo scoperto da poco, che mi portava direttamente in centro ad una città che, come ogni fiorentino che si rispetti, ho snobbato a lungo. Mi permetteva, tra l’altro, di non perdermi in auto, altro aspetto tipico che viene sempre detto della circolazione, pratese, una sorta di mantra che viene ripetuto  nell’approssimarsi a quella che rappresenta un’entità aliena se pur vicina al capoluogo. Che deve fare, allora un critico che si trova tropo lontano dalla movida del centro città, troppo angosciato dall’idea di buttare ore di tempo seduto su una panchina a non fare niente, e con il telefono scarico? Si infila in un ristorante aperto, dehors sulla strada ancora pieno, interno semivuoto, arredato in maniera spartana. I ravioli di Cristina,  cucina cinese, scorro il menu e mi accorgo che non si tratta del “solito” cinese: certo i prezzi sono bassi, ma la proposta non è banale, concentrata appunto come dice il nome sui ravioli, anche se non manca carne, pesce, involtini. D’altronde, con un nome simile del ristorante che faccio ordino altro? E’ come andare nella trattoria “La Griglieria” ed ordinare un pesce al vapore: Scelgo ravioli al vapore, che sono saporiti, ben speziati, gustosi. Ci scappa una zuppa ed un involtino, la birra è quella cinese d’obbligo. Intanto, due coppie ai tavoli limitrofi parlano a voce alta, si confrontano, non litigano, coinvolgono il personale, che parla italiano meglio di tanti nativi. Il telefono non si riattiva, le foto non si scattano, ma il ricordo rimane indelebile. Il tempo non è passato invano, è l’ora di prenderlo, quel benedetto treno, che ovviamente non è in orario ma va bene lo stesso, sempre una scoperta è stata fatta.

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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