La sera a cena

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“Le cene a volte sono strane: possono essere copiose e abbondanti , ma possono essere casalinghe e parche. Quando il pranzo è stato una sorta di banchetto, la cena non ha senso, ma come si fa a non apparecchiare una tavola la sera? Allora si mette su una zuppa, si apre una bottiglia di vino rosso, si mette il pane a tavola e poi, con calma, si parteggia, ovvero si condivide un pasto non necessario per la pancia ma per l’anima”. Si ricordava delle parole di suo padre quando stava apparecchiando la tavola senza fame, quando aveva invitato lui a cena, l’amore tranquillo di una vita che aveva lasciato per una passione travolgente e vitale, che lei stessa aveva poi allontanato. Lui era rimasto silente e in disparte, senza essersi accompagnato di nuovo, tranquillo nella ricerca di una dimensione che non l’aveva compresa in assoluto ma la vedeva sempre presente e partecipe. Mentre metteva il centrotavola, fatto di fiori freschi e candela, comprese che doveva cambiarsi, non poteva aspettarlo in pantaloni e maglione. Entrò in camera e aprì l’armadio per cercare un vestito: non lo aveva mai fatto per lui, solo per altri uomini incontrati per caso, per i quali aveva osato più di quello che avrebbe mai sospettato. Trovò un tubino scuro, che si ricordò di aver messo con autoreggenti e scarpe con il tacco in una sera che la vide protagonista con il compagno che aveva frequentato per più di un anno. Si ricordava bene di un dopocena folle, in riva al fiume, dove evitò di pensare a quello che stava facendo. Le sembrava eccessivo e, per una sorta di mancanza di rispetto nei confronti di lui, si mise un vestito più lungo,con calze coprenti. Tornò in cucina e mise sul fuoco la zuppa che aveva preparato nel pomeriggio, fatta di ricotta, bietola, salsiccia e brodo di verdure. Niente da cucinare oltre a questo, solo  un salame da affettare se ci fosse stato bisogno, un pane portato dall’amico fornaio in vena di sperimentazioni, mezza forma di pecorino semi stagionato Lo aspettava e intanto aggiustava la tavola, controllando i bicchieri che fossero a posto, e osservando come le luci fossero diventate l’illuminazione perfetta. Entrò i bagno per truccarsi, non lo faceva più spesso, ma capiva che era necessario: perché non lo compativa ma l’amava ancora, di un amore diverso ma sempre forte. Quando sentì suonare il campanello fu contenta, aprì la porta e si trovò un mazzo di fiori immenso prima di vedere lui: non lo aveva mai fatto quando stavano insieme, fu una vera sorpresa. Aveva scelto uno champagne rosé per iniziare, glielo versò felice di ascoltare quello che voleva raccontarle. Due pistacchi  le mandorle salate, le nocciole tostate, non avevano bisogno davvero di mangiare subito: lo vedeva volentieri e adorava ascoltarlo, per capire cosa stava facendo. Belle parole da parte di lui, la passione per la la professione che finalmente riusciva oggi a fare, il creativo in una industria di moda , lui che si vestiva bene da un mese. Portò la zuppa a tavola e mentre la stava versando nella fondina lui le disse ” Poi ho una cosa bella da dirti: mi sono innamorato. Camilla è divertente, fresca e in sintonia, stiamo davvero bene insieme”. Il romaiolo toccò il fondo del piatto, un “toc” forte e deciso, ma non ripetuto. Lui la guardò ma lei, in maniera subitanea, porse il parmigiano e il pepe. E chiese di raccontare come era successo. Mise troppo pepe nel primo boccone  e questo le impedì di parlare . Per fortuna.

 

 

 

 

 

 

 

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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