La piccola pasticceria è morta?

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Al suo avvento sulle tavole dei ristoranti, fu salutata come premio ai golosi impavidi, che trovavano così soddisfatta la loro ghiottoneria fino al momento del caffè, un’orgia di zuccheri che non si doveva placare fino in fondo. Ma oggi la piccola pasticceria è ancora apprezzata?

MacaronsCi sono due momenti del pasto diventati fondamentali, in tutti quei ristoranti che ambiscono a ricevere riconoscimenti:  quello del benvenuto, servito che arriva appena l’ospite si siede a tavola, e quello della piccola pasticceria sul finale prima di alzarsi, per preparare i quali si utilizzano risorse del personale non indifferenti, al fine di creare prodotti che debbano stupire il commensale, alla vista ma anche al gusto. Per risorse intendo quelle mentali, nel cercare insoliti abbinamenti, forme particolari, ripieni atipici ed effetti speciali, un po’ come quando ad un concerto di una band, la prima canzone della scaletta, se azzeccata, facilita lo svolgimento della serata. Ma anche fisiche, occupando buona parte della giornata lavorativa.

Dolci

Sul benvenuto ci tornerò in un prossimo articolo, ma sulla esecuzione della piccola pasticceria il mio pensiero va ai pasticceri, che sono costretti tutti i giorni a fare i dolcetti perfetti, eleganti, attraenti per poi vedere, spesso e volentieri, il frutto delle loro fatiche lasciato impunemente sul vassoio, senza essere nemmeno sfiorato. La frustrazione può montare in maniera decisa quando tutti i giorni si deve portare avanti un lavoro che non arriva a compimento. E perché? Diciamo che le degustazioni che arrivano anche a 15 20 assaggi impediscono di apprezzare i piatti serviti alla fine, per eccessiva sazietà, e se qualcuno decide di saltare qualcosa, lo fa proprio con i vassoietti posti accanto al dolce principale. E allora perché insistere? C’è una sorta di godimento interiore a vedere soccombere il cliente alla fine del pasto, modello Monthy Piton? O è lo stesso cliente che ama quella sensazione di troppo pieno a cena mai terminata?

Io sarei per tornare alla frutta, fresca, rilassata e defatigante, già tagliata.

 

 

 

<a href=’https://it.freepik.com/foto/cibo’>Cibo foto creata da azerbaijan_stockers – it.freepik.com</a>

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Foto di <a href=”https://pixabay.com/it/users/pixel2013-2364555/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2548827″>S. Hermann &amp; F. Richter</a> da <a href=”https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=2548827″>Pixabay</a>

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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