La pasta colorata

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Pare difficile capire cosa spinga torme di turisti ( quando c’erano, ovviamente) ad acquistare pasta colorata, che trasuda di finto ad uno sguardo anche solo accennato alla vetrina in cui è esposta in bella mostra. Una cosa è la pasta che si colora per ingredienti naturali aggiunti all’impasto, siano essi gli spinaci, la barbabietola, ma anche il nero di seppia o il cacao. Ma quando si arriva ad aggiungere blue curaçao, liquore di un blu elettrico palesemente falso, si supera il limite: non serve al sapore e tanto meno all’aspetto.

pasta colorata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quali possano essere state le origini di tale obbrobrio non è dato sapere : nelle trattorie tradizionali ci si spingeva al massimo alla paglia e fieno, fatta come Dio comanda, condita con ragù di carne. Poi questa tagliatelle giallo verdi fanno capolino in pizzeria, e lì non potevano che essere innaffiate di panna, magari insieme allo speck e ai funghi. Ma una tesi riporta anche che la voglia di stupire gli insonnoliti frequentatori dei locali notturni del passato,  i quali avevano bisogno di emozioni forti per  risvegliare sopiti sensi di fame, acquietati dalle eccessive consumazioni di alcolici. Dovendo scovare un modo  per continuare a far consumare bevande agli ignari avventori, scaltri patron dei locali decisero che la spaghettata di mezzanotte doveva essere rinnovata in maniera  radicale. Cercarono così il modo di abbinare salse inventate apposta per stimolare la sete, preparate con panna, tabasco, pepe e tutto quanto facesse arsura, insieme ad  un tipo di pasta più corruttibile rispetto all’integro spaghetto. Le bianche tagliatelle erano ancora  simbolo troppo vivo di innocenza quasi virginale, e così perfide mani versarono nel composto di  uova e farina liquori colorati, per esempio  la crème de cassis, violentando senza pudore un classico della gastronomia italiana. Nella penombra dei locali, colori tanto accesi riuscivano così a convincere gli astanti ad  assaggiare quella sorta di sirene di Ulisse che attiravano le loro prede nella rete, finendone accalappiati senza possibilità di uscita.

pasta a forma di pene

Viste sugli scaffali in pieno giorno, è facile scambiarle, nel periodo di Carnevale,  per festoni colorati, con le quali addobbare le sale delle feste. Ora le colorazioni più improbabili riescono ad essere comunque naturali: l’azzurro è quello della spirulina, ma la sostanza non cambia, sempre artefatta sembra, la pasta. Attenzione agli abiti in caso di  eccessiva umidità: le macchie risulterebbero indelebili..

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

2 commenti

  1. Leonardo, con arguzia ed ironia, solletica i nostri ricordi verso un momento epocale e colorito di una parte della cucina spinta del tempo, riconducibile al punk..
    Mentre i Sex Pistols a Londra lasciavano senza parole le menti reazionarie, sui nostri piatti c’era una vera e propria rivoluzione per stupirci!!

  2. Pingback: Vino da Burde - » Incursione in Radio su RadioBlu!

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