“La notte degli chef” seconda puntata

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Sono riuscito a vedere la parte dei dolci, ieri sera, ma non mi sono perso il “live-blogging” di Dissapore, relativamente alla seconda puntata de” La Notte degli Chef”. Non sono poche le novità: al posto della Canalis, Belen Rodriguez, con la battuta finale di Signorini su di lei che farebbe magari inorridire qualcuno, ma che detta da lui non sta assolutamente male. Poi Iva Zanicchi al posto di Rino Gattuso, aboliti i due camerieri e, en passant, tolto il golfino di cachemire a Fulvio Pierangelini e il cappello ad Alessandro Borghese. I risultati dell’audience, a mio avviso, dovrebbero ancora premiare la trasmissione, che può essere lunga ma è vero che sono puntate pilota e, quando saranno messe a regime, potranno scorrere senza eccessivi problemi.  Nel ripromettermi di guardare la terza puntata, un piccolo inciso su Davide Oldani: visto che ultimamente viene sempre messo in croce, e magari esagera nell’autopromozionarsi riguardo a forchette e stoviglie di propria creazione, mi permetto di spezzare una lancia in suo favore. Quando il giudice Davide Rampello non dà motivazione sul perché scarta il suo dolce, lui giustamente si arrabbia dicendo che la critica deve essere motivata, altrimenti come fa un cuoco a capire dove sbaglia? Su questo sono assolutamente d’accordo con lui , un critico si deve esporre, sta lì il fulcro della discussione!

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

3 commenti

  1. Se non fosse per la conduzion inadatta… sarebbe pur un programma interessante.
    Sia per la presenza degli chef da una parte, sia per la presenza di una giuria autorevole dall’altra.
    E, finalmente, senza troppa polemica in giro.

    Per quanto riguarda le critiche, comunque, non sono molto d’accordo.
    Il critico fa il critico, non lo chef.
    Per cui e’ tenuto a dire ed esprimere cosa gli e’ piaciuto e perche’ gli e’ piaciuto o meno.
    Non come avrebbe fatto o non avrebbe fatto il piatto affinche’ gli piacesse.
    Soprattutto dal momento in cui, come e’ stato ddetto dai critici stessi, i piatti sono tutti di alto livello e alla fine diventa piu’ che altro una questione di sensazioni e istinto piu’ che un giudizio effettivamente ponderato.

  2. @stefano
    Forse non mi sono spiegato. Il critico non ha voluto dare nessun tipo di motivazione sul perché. Sono il primo a dire che il critico non deve dire come fare o non fare allo chef, ci mancherebbe. Come quei giornalisti del vino che vanno a dire ai produttori come fare il vino…ad ognuno il suo. Ma non ci si può limitare a dire che “questo mi piace e questo non mi piace”, allora sarebbe un po’ assurdo non trovi?

  3. Quelli presentati sono tutti piatti potenzialmente perfetti, risulta indispensabile una motivazione alla critica, ovvio che la cosa non per niente facile ma non lo è neppure la creazione di quei piatti.

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