La musica del mattino

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Per lei scendere dal letto, mettersi in tua e infilarsi le cuffiette per la musica era diventato un gesto automatico: non aveva troppa voglia di stare nel minuscolo appartamento che aveva trovato nel Quartiere Latino a Parigi, preferiva usarlo solo come camera da letto. Era uno “studio” dove tutto era concentrato in una stanza, quasi a sua misura: rideva sempre nel ricordarsi quando entrò il tipo alto quasi due metri che aveva conosciuto una sera ( il nome non ce la faceva mai a ricordarselo..) il cui percorso fu costellato dalle testate battute sulle scale fino all’ingresso di casa, tanto che lui si buttò subito nel letto ma senza intenti ardimentosi, almeno all’inizio. Si era abituata fin da subito alla vita parigina, usciva molto, aveva ripreso a fumare con più continuità, ma se le faceva da sola le sigarette, ed anche questo era un piccolo elemento di piacere. Dormiva poco, questo sì, desiderosa forse di non perdere un attimo di una città che sapeva dover lasciare, forse…ma che l’aveva conquistata completamente. Non tanto come visitatrice, ruolo che ancora svolgeva con passione, andando per musei e mostre molto più spesso rispetto al tempo passato in Italia, ma si era appassionata al lavoro e ai ritmi, non solo frenetici. Bastava fermarsi nei bistrot o nelle brasseries, lo stipendio glielo permetteva, ed aveva deciso di arrotondare anche facendo la maschera ai concerti e nei teatri. Quella era la base per capire meglio una musica per lei sconosciuta, quella classica, per poi proseguire nelle “boîtes” fino al mattino, dove la musica abbracciava i generi più diversi. Non conosceva l’heavy metal, che continuava a disdegnare ma aveva perlomeno compreso di cosa trattasse, si era divertita a sentire il funky, si gestiva il jazz a piccole dosi. ed aveva riscoperto appieno il suo animo rock. E poi nelle notti insonni passate complteamente in piedi , alle sei si preparava la sua lista di canzoni, che la doveva accompagnare nel suo errare vagabondo alla ricerca della prima colazione. C’era sempre un “café” per iniziare, spesso anche un “cafe crème”, ma si era trovata ad addentare in quegli orari il “boudin”, salsiccia a base di sangue di maiale che aveva odiato al primo sguardo. Gliela fece assaggiare un ragazzo giovane, dalla faccia pulita, curioso, che lei seguì nel suo appartamento, fidandosi per la prima volta di uno sconosciuto, con il quale si trovò incredibilmente bene a letto, tanto che fu naturale rimanere fino al mattino con lui per poi sedersi al tavolo dell’osteria del mercato, con un bicchiere di Borgogna ad accompagnare la carne. Quella mattina era curiosa di cambiare il solito giro, si sistemò il cappello di lana, i guanti ed uscì infagottata nella tuta, desiderosa di farsi accompagnare da musica dark, ricordo degli anni ’80 che tanto l’avevano appassionata. Scese in una strada finalmente silenziosa, gli occhi chiusi nell’ascolto dei Sister of Mercy, il cuore che batteva a ritmo, quando si trovò ad abbracciare un armadio, ovvero un uomo alto barbuto, ben piantato, che la cominciò a far danzare a ritmo, visto che anche lui riusciva a sentire la musica. Tre minuti esaltanti e poi un sorriso disarmante per chiederle. ” Baguette, saucisson e une demi pour commençer?”. Niente male come partenza

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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