Filippi

La mattina da sola

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Lo stanco mattino della domenica la poteva trovare indifferentemente a letto a poltrire fino all’ora di pranzo come già in cammino su una strada di montagna: non c’era una regola, tutto dipendeva da come si era svolta la settimana e da chi aveva incontrato sul suo cammino: questo prima di c incontrare lui. Si divertiva da morire quando la sua amica del cuore la definiva “Malandrina”, durante le notti liquide nelle quali ripercorrevano il loro vissuto: non che Matilde  fosse un esempio perfetto di virtù, ma lei, rispetto alla sua compagna di vita,  aveva spesso intrapreso strade più emozionanti e varie. Le cose erano cambiate, da qualche anno aveva trovato una sorta di equilibrio con Brenno, un nome che gli stava a pennello: alto, dinoccolato, semplice, per lei che rappresentava l’esatto contrario, una sorta di completamento perfetto, se avesse creduto alla teoria della mezza mela. Allontanò i pensieri per i crampi della fame, e si ricordò del fatto che non avesse mangiato, la sera prima. Ed inoltre, era sola nel letto, evento quanto meno inusuale. Si alzò per fare il caffè, nuda come sempre, e ripensò alla giornata trascorsa: guardò l’orologio e, in fondo, alle sette di una giorno festivo, si sentiva già pronta per uscire…voleva uscire e capire dove fosse andato, il litigio del giorno prima era stato pesante, ma decise di rimanere. Era stata una bella conquista iniziare a frequentarsi con Brenno, dopo un primo approccio malriuscito di alcuni anni prima, avevano finalmente trovato la quadra. Lei si era affidata dopo la delusione del primo tentativo, i primi tempi si era lasciata un po’ abbindolare dai fantasmi del passato, ma poi aveva deciso di provare senza continuare a tenere occhi e orecchie aperte agli stimoli esterni. Uscito il caffè, lo versò tutto nella tazza grande, si vestì con una tuta leggera, mentre lo sorseggiava tenendo la tazza in bilico sul tavolo, gesto che lui non sopportava. Ieri aveva fatto la scema, lo ammetteva, si era divertita ad ingelosirlo, a flirtare, in realtà molto blandamente, con un amico single che li aveva raggiunti all’aperitivo. Sapeva che la cosa non facesse piacere a lui, ma continuava imperterrita, in una frenesia che la portò a consumare in successione, un Bloody Mary, un Martini ed un Manhattan senza soluzione di continuità, per rimanere in uno stato di eccitazione falso e poco appropriato. Quello che la sorprese fu la rabbia sorda di Brenno, il suo stare in silenzio, il congedarla prima di andare a cena con poche parole: si aspettava e voleva una reazione violenta, urla, anche le mani sul corpo, ma la visione di lui  che si allontana dicendo che si era stufato ce l’aveva ancora in testa. Si stupì anche della sua reazione: altre volte si sarebbe lasciata andare in una notte con qualche illustre sconosciuto, annullandosi senza farsi domande, ma stavolta capiva di rischiare, la posta in gioco era troppo alta . La notte era riuscita a dormire, poco ma senza pasticche, ma ora l’ansia la stava prendendo. Il caffè le  aveva fatto venire bruciori di stomaco, si mise a cucinare come se dovesse fare un pranzo, pensando a quello che lui avrebbe voluto mangiare. Nello stufato avanzato ci mise tanto pepe e ci avrebbe rotto un uovo, versò nocciole e pistacchi tritati sul puré di patate, poi fontina e parmigiano, quindi pangrattato e lo mise in forno. Erano le cene degli avanzi delle tre di notte che facevano insieme e questa volta voleva che fosse la colazione di un mattino che voleva radioso. Lo aveva chiamato più volte, il telefono staccato, ai messaggi non rispondeva, cominciava a stare davvero male:lo stomaco non era più dolorante per il caffè ma per la pena. Si rendeva conto che non era così distaccata come pensava, che non era vero che il sentimento vissuto fosse quello di due vecchietti ritrovati, che lui le mancava fisicamente e metalmente. Iniziò a piangere in maniera sommessa, ripiegata e anche arrabbiata, poi urlava e si malediva fino a quando alzando la testa, lo vide accanto a lei: non lo aveva sentito entrare, era senza parole, quando intravide tra le sue mani, una bottiglia di vino rosso. Si mise a sedere e le prese le mani, guardandola sorridente: si conoscevano e menadito, nemmeno il vino aveva sbagliato per l’abbinamento. E quel morso di pane diviso tra loro due aveva un altro sapore.

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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