La grande abbuffata di Ferragosto

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Ho pensato a volte che Marco Ferreri, ne “La grande abbuffata”  avesse esagerato nel creare una rappresentazione grottesca ed esagerata della decadenza della società, rappresentata attraverso il cibo: in realtà, la realtà supera di sicuro la fantasia. Senza voler dare significati particolari da un punto di vista sociologico e filosofico, il pranzo di Ferragosto è indubbiamente un evento da osservare e incorniciare, per quanto è in grado di generare: la versione più terrificante è quella del pranzo in spiaggia. Fosse un buffet preparato con verdure fresche, frutta, qualche tipo di pesce e carne cotte al vapore, avrebbe un senso: il caldo certo non ispira a mangiare, magari un bicchiere di vino, bianco o rosato, fresco al punto giusto, completa l’opera. Ed invece si assiste ad una rappresentazione delle più feroci legate ai bisogni primari umani: dalle borse termiche spuntano in maniera costante e regolare, piatti che nemmeno a Natale si riescono a digerire con facilità. Parmigiana di melanzane, arricchita magari da carne, pasta al forno elaboratissima, con uova sode, formaggi e salumi, sformati di verdura dove però compare una salsa nella quale poi un po’ di maiale non può mancare. Senza soluzione di continuità, su quei tavoli va in scena una rappresentazione nella quale il cibo attira suo malgrado gli astanti, che continuano a mangiare e a bere, magari sotto il sole, mettendo a serio repentaglio la loro salute mentale e fisica. La mente obnubilata, l’incapacità di muoversi  anche se sarebbe necessario, l’attesa di un dolce che costituirà la mazzata finale sono tutti aspetti che si potrebbero studiare per capire la volontà di “cupio dissolvi” da parte di buona parte del genere umano. Diverso è il caso della montagna e della campagna: in quel caso la temperatura ci mette del suo, e quindi una grigliata in campagna, ed una polenta accompagnata da formaggi o sughi si è in grado di reggere al meglio: senza considerare che una camminata al mattino può predisporre al meglio il pranzo. La città rimane il luogo meno felice dove mangiare: nei centri turistici c’è la presa d’assalto dei ristoranti, le periferie sono desolatamente vuote. Forse converrebbe organizzare i pranzi di Ferragosto per gli anziani e quelli che devono mangiare da soli, piuttosto che farli a Natale: la solitudine con il caldo diventa ancora più feroce.

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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