Filippi

La gita della domenica

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Mentre ascoltava Irene al telefono, era indecisa tra il ridere e il piangere: le stava proponendo di andare in gita con il gruppo di escursionisti, che avevano deciso per una volta di unire il camminare a visitare una chiesa e poi terminare con un pranzo tipico. Ora, camminare le piaceva anche, ma certo non pensava di farlo con l’allegra brigata di pensionati o presunti tali, per poi fermarsi ad una visita in posto sacro, non certo un luogo da lei frequentato con assiduità. Ma era in una fase nella quale non aveva grandi possibilità di scelta, aveva rinunciato ad una vita fatta di momenti divertenti ed emozionanti per ritirarsi, senza una ragione precisa, in un tran tran dove il lavoro era diventato l’unico scopo per uscire di casa. Eppure di stimoli ne avrebbe avuti, c’era lui che non  si dava per vinto e continuava a tempestarla di inviti. Non che cercasse altro, voleva stare sola, in quello stato doloroso di solitudine, quasi dovesse espiare una colpa senza motivo. Radunò le cose in uno zaino, non aveva nemmeno bisogno di preparare le sue celebri uova strapazzate da mettere nel panino, imparate seguendo una lezione di Jamie Oliver, bastava una borraccia con l’acqua, ma ci avrebbe pensato il giorno successivo. Sveglia alle sei, che per essere domenica potevano essere le quattro, ma tanto non aveva fatto niente il sabato sera: nemmeno nel periodo più scapestrato usciva il sabato, preferiva gli altri giorni della settimana per fare le cinque del mattino nei secret bar. Si vestì da montagna, non scordò impermeabile e cappellino e scese in strada ad aspettare Irene: inutile, era già lì, con la sua voglia incontenibile di parlare anche a quell’ora;  tentò di accendere la radio ma era causa persa, quindi, si rassegnò al racconto delle sue pene d’amore, un classico da parte di una pissera come lei. Arrivati al pullman, dovettero salire per prime per guadagnarsi i primi posti, altrimenti l’amica avrebbe dato di matto. Per fortuna la partenza fu in orario e lei riuscì a dormire per buona parte del viaggio. La sgambata era di quelle facili, l’arrivo in un monastero dove una suora li accolse fu senza traumi. Iniziò una visita nella quale si mescolava fede, arte e storia, con un linguaggio semplice ma allo stesso tempo entusiasmante. Fu stupita suo malgrado dell’atmosfera, e si mise a sedere isolata dagli altri, ascoltando una musica d’organo che la tranquillizzò alquanto, un momento di serenità regalato senza volere e quindi ancora più gradito. Si incamminò al ristorante con gli altri, rassegnata all’idea di un pasto senza virtù e senza passione, ma quando entrò nella sala, notò un arredamento   non anonimo, il sorriso di chi accoglieva e lo sguardo del menu già la mise di buonumore. Certo, pensava al fatto che quando usciva con lui sceglievano sempre ristoranti di quel tipo, si rattristò per un attimo, salvo poi aprirsi ad un sorriso quando lo vide seduto al tavolo, da solo, intento a leggere la carta dei vini. Non disse nulla ad Irene, si recò decisa da lui e si mise a sedere: “Decidiamo insieme cosa bere”? Le mani si unirono in un istante

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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