Pasta Artigianale Morelli

La domenica a tavola, dal pranzo alla cena

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Non è che l’estate porti a mangiare meno, anzi: la fine dell’estate, poi, raggiunge il picco massimo di banchetti familiari si torna dalle ferie, abbiamo racconti da fare, visi da guardare, parole da ascoltare. La tavola è il luogo di ritrovo, il momento nel quale si celebra la convivialità quale rito reale e non aleatorio, vero. Una volta esistevano i ruoli, perché negarlo o fare finta di niente? Le donne stavano in cucina, gli uomini al massimo aprivano le bottiglie di vino o, se c’era da cucinare la griglia, quello era il loro compito. Altrimenti erano seduti, serviti e riveriti: era questa la realtà: C’erano donne che si svegliavano presto la domenica mattina, per fare  la pasta, . Difficile preparassero anche il ragù lo stesso giorno, la sapienza culinaria faceva sì che ci si avvantaggiasse, ed il giorno prima del pasto era quello dedicato alle lunghe cotture. Poi le pappardelle o i tortelli insomma la pasta, anche rustica e rude, ma ricca e viva. C’era da ingannare il tempo prima della cottura, e quindi questi uomini vestiti solo la domenica in giacca e cravatta, andavano fatti svestire e poi messi a tagliare il pane, il salame, il prosciutto. Poi a spalmare i crostini, rigorosamente di fegatini di pollo in Toscana. Il pranzo aveva inizio con gli uomini che discutevano di politica, poco, di sport, insomma, facevano battute, anche salaci, con le loro donne che rinforzavano e prendevano in giro: Era un momento di battuta libera, quando si riunivano molte persone: altrimenti, i pranzi familiari ristretti avevano un cerimoniale diverso, a seconda della famiglia. Si succedevano le portate, sapendo che il commensale non poteva rinunciare a niente, quasi fosse un ‘offesa a chi aveva cucinato. Dopo la pasta gli arrosti, poi magari gli umidi e finalmente il dolce. Dolci secchi, non golosi, ma che potevano durare a lungo a tavola. Via tutto, via la tovaglia, in cucina si radunavano le donne a lavare e asciugare, sul tavolo della sala iniziava la partita a carte fra gli appassionati, gli altri si alzavano per fumare, per chiacchierare, per fare altro. Un tempo strano, quello passato la domenica, ritmi lenti e non faticosi, dove il cibo diventava la prima occupazione. Sul tavolo grappa, vini dolci, biscotti, frutta secca, dolci secchi e poi continuare fino a buio. Magicamente irrompevano di nuovo le donne, tovaglie bianche quindi zuppiere e scodelle: la sera era il tempo del bollito, del tortellino o della pasta fresca spezzata, o anche degli orrendi fegatini di pollo nel brodo, che rischiavano di mandare a monte il matrimonio fra mio padre e mia madre. E il cibo riempiva lo stomaco ma calmava la mente, il vino non era più copioso ma di supporto, rispetto al pranzo, cadendo anche nel brodo. Un brodo rassicurante e calmo. Una domenica fatta di odori, sapori, profumi e gusti da portarsi dietro a lungo

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

1 commento

  1. Hai descritto il Natale in casa di mia suocera…E a volte non solo quella festività. È pensare che per una che viene dal profondo Sud la prima volta all-day-long è stata in Toscana con suoceri autoctoni!

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