La dolce seduzione delle frittelle

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Unte al punto giusto, con lo zucchero che si scioglie  e tende ad appiccicarsi alle dita, che devono essere pulite degnamente solo con una seducente leccata. Il cibo adatto a due amanti in vena di scherzare, con la possibilità di imboccarsi a vicenda, cercando di carpire il segreto racchiuso al centro, quello di una crema languida, morbida, avvolgente, da raccogliere con la lingua anche appena caduta chissà dove…ehm, ma non era un cibo per bambini?:-))))

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

3 commenti

  1. Lo sai, vero, qual’è il secondo significato di ‘fritòla’, in Veneto..
    Una volta, quando anche le piccole scurrilità erano pulite, si prendeva di mira il ragazzino ancora un po’ ingenuotto e lo si mandava da qualche bella signora, magari nota per una certa leggerezza di costumi con questo messaggio: ‘Me gà mandà me mama a farme dare lo stampo de la fritòla’… 🙂
    Buon martedì grasso..
    Michele

  2. Si, ma il problema è trovarle buone!!!
    In questi giorni ne ho assaggiate diverse… una più deludente dell’altra…
    Da quelle della Conad (con liquore, ma troppo bagnate e unte), a quelle di una nota pasticceria in zona (carissime, suzze e per nulla appaganti), a quelle di un bar in oltrarno (sembravano coccoli con qualche chicco di riso)…
    Le migliori, pur se lontane dallo stereotipo della ”frittella di riso” sono state assaggiate a Scandicci, prese in un forno…
    Che peccato veder lavorare cosi male.

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