Filippi

La coccola di Natale

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Aveva tirato fuori l’album con i fogli King, dove sistemare i francobolli della collezione: erano appena stati consegnati e voleva che fosse tutto in ordine per il giorno di Natale. Mancavano tre giorni, e gli piaceva arrivare alla festività in maniera ordinata e corretta. Il suo studio aveva un ordine quasi maniacale anzi, era davvero maniacale: sembrava quasi la struttura di ordine industriale voluta da Toyota. Ogni penna aveva la sua posizione, così come la tastiera del computer, il portamatite e il blocchetto degli appunti. Nel tavolo dei francobolli, la lente era posata su un lato, poi le pinzette a fianco, il panno verde di fronte: se non fosse stato così sarebbe nata l’inquietudine. Eppure una volta non era così: odiava la precisione, era sconclusionato, ritardatario”artista” come lo definiva suo zio , ad indicare la sua libertà assoluta di schemi. Fu lei a farlo cambiare, a trasformarlo in una persona seria e posata. Niente di rivoluzionario, una sorta di lenta mutazione, quasi un camaleonte, che sostituti la camicia al maglione, le scarpe da ginnastica con i mocassini, la cravatta al foulard. Il suo essere casual diventò avere un maglione e un paio di jeans non sdruciti. Per lei si era abituato ad andare ad ascoltare conferenze, mangiare nei ristoranti migliori rispetto alle bettole e ai pub che era abituato a frequentare. SI era davvero sentito diverso, ed aveva ripreso la collezione dei francobolli abbandonata da piccolo, lui che in casa trascorreva, prima, solo il tempo di dormire: Ed era anche poco. Pensava alla potente delusione dell’abbandono, da come lei lo avesse lasciato per mettersi con uno che sembrava lui al passato, che l’aveva persa perché troppo incline a seguire i suggerimenti che lei gli dava, salvo poi accorgersi che nella trasformazione si era trasformato in un essere nuovo e sconosciuto. Riguardava la collezione e si accorse che uno dei francobolli mancava e si ricordò che lo aveva portato a restaurare nel negozio in centro, vicino alla cattedrale. Guardò l’orologio, era ancora in tempo, bastava prendere la bicicletta per evitare il caos del traffico. La fretta gli permise di ritornare ad essere scaruffato come una volta, il berretto a pon pon, lo faceva sembrare una sorta di elfo, la sciarpa era così lunga da doverla arrotolare tre volte, si mise alla guida andando a velocità vorticosa in mezzo alle macchine. Giunse al negozio e notò un cartello che annunciava la riapertura dopo il 6 gennaio. Si stupì della sua reazione: invece di essere arrabbiato, si trovò stranamente calmo e rinfrancato. Come se le sue paure fossero cessate in un attimo. Si guardò attorno, si voleva concedere qualcosa di buono e sotto natale, un grog era quello che ci voleva. Magari con un dolce speziato, lui che non li amava troppo, ma che in quel contesto potevano avere un senso. Entrò in un locale fatto di legno e divani di velluto, si avviò al bancone, urtando una ragazza seduta sullo sgabello. Si scusò e lei, voltandosi, apri la bocca in un sorriso delizioso: alzò lo sguardo e la riconobbe. Avrebbero potuto fare i modelli per un quadro, considerato il lungo tempo passato in silenzio a fissarsi immobili. Lei lo accarezzò e gli prese poi le mani: lo fece sedere davanti a lei, ed occorsero diversi minuti prima di iniziare a parlare. E intanto però , il grog fumante era arrivato…

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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