La cena tra amiche

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La fine era sempre quella: se si decidevano a fare una cena tra amiche, toccava a lei ospitare e cucinare. Era rassegnata a questo, d’altronde aveva la casa più bella, in centro città, ultimo piano, con una terrazza sul tetto piccola ma invidiabile. L’aveva scelta con attenzione, l’aveva pagata con i suoi risparmi,  l’amava tanto e l’aveva arredata con tanto gusto: lo dicevano le amiche, forse per non farle venire idee strane, tipo organizzare la cena da una di loro! La formazione classica era con Veruska, giunonica creatura affabile nei modi,generosa, ridente, sempre rilassata; Valentina, il contrario, magra, mai tranquilla, sempre a fare cose perdendo un sacco di tempo, inconcludente; Carolina, la ribelle, il maschiaccio, la fuori schema, ma che si integrava perfettamente nella compagnia, ed infine Isotta, una sorta di intellettuale che era andata a vivere in campagna e ogni tanto accettava di tornare in città dal suo buen retiro posto a metà tra mare e montagna. Lei, Guendalina, era quella che sommava una serie di caratteristiche  diverse a seconda dei momenti: pareva una sorta di educanda di un collegio svizzero, ma era in realtà un vulcano che poteva regalare inaspettate sorprese. Non stava a chiedere loro niente da mangiare, al limite il gelato, l’importante è che portassero da bere, una necessità anche economica per evitare di accendere un mutuo ogni volta.  E quindi, ciascuna sapeva cosa portare, dalle bollicine al vino rosso, bandendo solo i vini dolci, poiché passavano direttamente ai superalcolici. Guendalina era contenta, quella sera , di ospitarle, non era solamente una cena legata al ritorno delle vacanze, che lei non aveva fatto, quanto piuttosto ricominciare una vita secondo schemi più leggeri. Aveva voglia di mente libera, di freschezza, di pensieri beati, e sapeva già che sarebbe accaduto quella sera. I racconti di Carolina che avrebbero fatto arrossire e deglutire a fatica il primo boccone  a Valentina. Le risate di approvazione, e perché no, di condivisione delle sue avventure vacanziere di Veruska, lo sguardo un po’ snob di Isotta:tutti schemi visti ma che le davano sicurezza. Pensava a come avrebbero reagito in maniera diversa al suo cous cous, fatto con pesce spada e mandorle, al vitello tonnato fatto con il manzo e la salsa servita a parte, agli spiedini grassi, unti, golosi con il peperone protagonista. Amava il tempo che passava in cucina, era un’attività pratica necessaria e doverosa, per pulire la testa di tanti pensieri oggi diventati completamente inutili. SI era resa conto di come, all’improvviso, una porta si poteva chiudere senza rumore dopo essere rimasta troppo a lungo socchiusa. Preparò la tavola, amava davvero tanto addobbarla, chiude le luci, accese le candele e cerco un disco dei Pearl Jam: attaccò subito la musica di “I am mine”, nome quanto  mai adatto al bisogno del momento. Si accese anche una sigaretta che fumò con calma, assaporandola con grande piacere. Stava riconquistando se stessa e il suo mondo e ne era contenta. Improvviso il campanello la destò dei suoi pensieri, aprì la porta e da fondo alle scale Veruska stava urlando: “Guendi…..devo raccontarti di uno che ho conosciuto in vacanza! Ho bisogno di un consiglio!”. Sorrise pensando che tutto ricominciava da capo: ma ne era felice.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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