La cena di Natale

3

La riflessione era nata dopo un Natale convenzionale, quando nel  pomeriggio aveva combattuto contro le varie pietanze che si erano succedute nello stomaco e che non avevano avuto nessuna intenzione di farsi digerire: una sensazione semplicemente devastante che lo aveva convinto a cambiare strada, ovvero tradizioni e incontri, cibi e persone. D’altronde l’occasione era propizia, i figli grandi se ne sarebbero andati dalla madre, lui era solo, mestamente solo e non certo per sua scelta: i suoi genitori avevano spiccato il volo, e lui cercava di recuperare se stesso, in un percorso nel quale, la partenza di lei lo aveva indubbiamente annientato.

cena di natale

Anni belli e pericolosi, sempre vissuti a pressione altissima, fino a che lo schianto senza frenata. E quindi, rimettere i cocci era stata un’operazione lunga e faticosa, e chiaramente il Natale era fonte di ricadute. Da lì il percorso era iniziato partendo dal 24 sera, alla ricerca di una vera Messa di mezzanotte , quando tutti avevano preso il vizio di anticipare la funzione. Ma di quelle lunghe, le vere cerimonie con tanto di canti, che terminavano sempre verso le una e trenta. Il ritorno a casa a piedi, la musica ed il libro, per poi farsi trovare ancora sveglio al mattino. L’alba del Natale era il momento da lui più amato, il camminare per le strade silenziose, in attesa della luce. La colazione al bar diventava la scusa per fare due chiacchiere con perfetti sconosciuti, dei quali si chiedeva cosa facessero già in piedi a quell’ora, incurante del fatto che potevano farsi anche loro la stessa domanda riferito a lui. La stanchezza si cominciava a far sentire verso le dieci, ed era il momento ideale per mettersi a letto. Il sonno lo ghermiva fino al pomeriggio, e mentre tutto il mondo festeggiava lui riposava placido e assorto.

Cena a Natale

 

Iniziava con calma a telefonare agli amici, e riusciva a radunare cibo, vino e persone per la sua cena di Natale, Lui si limitava a preparare una zuppa, il piatto che amava proporre , per la sua universalità di apprezzamento. Pensava a curare molto la tavola, amava addobbarla con cura, nei minimi particolari, tanto la cucina era utilizzata al minimo e di tempo ne avanzava. La cena iniziava solo dopo il cinema, un altro rito al quale non amava rinunciare: l’inizio del pasto,  oramai diventato un classico, scoccava alle 23 e mentre gli altri si dirigevano nelle loro stanze da letto, per gli amici radunati nasceva un momento liberatorio, di confidenze, confessioni, risate e meditazioni. Il vino scorreva, era l’ora del rosso, che si versava alla luce di candele dalla luce calda.Un momento tenero nel quale il tempo finalmente non era tiranno: sperava sempre di vederla arrivare, all’improvviso, seduta al desco accanto a lui. Scacciava l’illusione cercando di concentrarsi sulla zuppa, ogni anno diversa. E lo rinfrancava vedere il sorriso degli amici che si apriva alla terza cucchiaiata e al primo bicchiere di vino. Per lui sarebbero arrivati sicuramente altri buoni momenti.

 

Condividi!

Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

3 commenti

  1. se un detto fa… Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi… allora per antonomasia e tradizione il pranzo di Natale lo si fa in famiglia…. per ovviare a questo enorme inconveniente nella mia famiglia da anni alla cena di Natale si invitano gli amici e ognuno porta i suoi avanzi…. la “cena dei vansi” (avanzi in venziano…) che dire? si raddoppia? no decisamente di triplica o ancora di più, dopo cenone della vigilia e il pranzo stesso noi abbiamo anche la cena…. alla faccia del poco consumismo e della crisi

  2. Béh, dopo tutto quello che è stato mangiato a pranzo, non riusciamo mai a cenare… casomai i ragazzi mangiano un pò di “avanzi” .
    Ma come si fa a non festeggiare a pranzo e aspettare la cena?
    Buon Natale!

Lascia un commento