La cena di gala

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Era in camera a prepararsi per la cena di gala: in realtà, stava solo cambiandosi la camicia, non aveva più voglia di vestirsi “bene” come una volta, quando insieme a lei, in camera, iniziavano a scegliere vestiti in maniera vorticosa, magari interrompendosi  quando cadevano sul letto, e la passione li travolgeva: per pochi minuti ma con grande entusiasmo, tanto che diventava dura  recuperare gli abiti buttati in giro senza grande attenzione. Era diventato un habitué della camicia sgualcita, ma questo non era certo un problema, passavano la serata in maniera allegra, riempiendosi di sguardi, incuranti dei giudizi, spesso inutili di chi trovavano a cena. La tecnica era semplice: come arrivavano in sala, occupavano il primo tavolo libero, a quel punto si sarebbero sedute solamente persone con le quali si sarebbero trovati a proprio agio. Solo che tutto questo apparteneva al passato, lei non c’era più: dopo anni passati in maniera turbinosa, violenta, talvolta triste, quasi sempre allegra, soprattutto innamorata, se ne era andata, non in silenzio: allontanandosi aveva fatto “rumore”, spiegando che aveva trovato un altro, il che lo aveva accecato di gelosia. Salvo poi capire che non poteva fare niente: quando la vide la prima volta con lui rimase ferito, quasi tramortito, senza accorgersi quanto fosse differente da lui. Eppure lei lo amava, aveva rinunciato alla Ferrari, affidandosi ad un berlina: tutto più facile e meno faticoso stare con un commesso di negozio. Gli amici vennero a bussare alla porta e si fece trovare pronto: niente cravatta, una sciarpa annodata e poi via. immerso nei suoi pensieri, interrotti solo ogni tanto dalle risate che suo malgrado era costretto a fare alle battute tragiche degli altri. Alle cene era diventato un divertito osservatore, amava partecipare senza fare lo sguardo triste, aveva sempre un velo di malinconia negli occhi ma riusciva a far divertire gli altri con incredibili affermazioni riguardanti il look degli ospiti, o l’assortimento delle coppie. C’erano quelli combinati malamente che sembravano sconosciuti, quelli eccessivi nella perfezione, quelli che erano come loro: Semplicemente divini. Una delle cose che lo aveva più disturbato, di lei, era essersi scelto uno con cui  aveva ben poco da spartire, umanamente e fisicamente: per lui, esteta, era un vero obbrobrio vederli accanto. Quella sera la cena proseguiva per le lunghe,purtroppo era di quelle in cui rischiava di bere tanto e mangiare pane per le lunghe attese, e a quel punto aveva imparato ad alzarsi spesso: pace se gli altri pensavano a lui come già affetto dalla prostata, intanto però evitava di non dormire la notte. Prima del dolce uscì per fumare una sigaretta e vide uscire una donna dalla sala: si stava avviando all’uscita, mentre le lui la seguì in maniera distratta. La strada era in discesa, c’erano i sassi e lei traballava alquanto : le chiese se avesse bisogno di aiuto e lei , con lo sguardo interrogativo, chiese “Perché? “. Era straniera, bellissima, abito sopra il ginocchio, senza calze: forse aveva bevuto, di fatto camminare con un tacco 12 su quella strada non doveva essere facile, e fu questo che lui le disse. Lei lo ringraziò, continuò la sua strada, poi si fermò all’improvviso: si tolse le scarpe, si rivolse verso di lui alzando le scarpe come un trofeo. Gettò un bacio e si eclissò nella notte: lui rimase tra l’inebetito e il sorpreso, con l’occhio un po’ sognante. Passò il cameriere con il vassoio del caffè, ne bevve tre tazzine una di seguito all’altra. Certe emozioni andavano rinforzate, non certo sopite, pensò….

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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