La camomilla del giorno di festa

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Più che il 1° Maggio le sembrava la replica del 1° Novembre, una giornata di pioggerella fine e continua, nemmeno fredda, ma sicuramente noiosa. 

La mattina sapeva sempre come passarla, la sveglia all’alba non l’aveva colta impreparata, si era messa a leggere un libro nel quale si racconta la storia di una ex terrorista rifugiata a Parigi negli anni di Mitterand. SI era ostinata a terminarlo, ma era faticosa la prosa, si metteva ad urlare, ad offendere colei che lo aveva redatto, la parola scrittrice non riusciva a pronunciarla. Una follia declamata una frase dopo l’altra, dove non si scrivono mai parole come perdono, rispetto, sbaglio: e le morti degli altri giudicate esclusivamente come incidenti di percorso, quasi che fossero stati atti dovuti o piccoli sbagli. Ma si chiedeva ancora perché si ostinava a provare questa rabbia, una volta giunta alla sua età, con pochi che riuscivano a comprenderla, visto che gli anni della passione e l’impegno politico erano passati da tempo.Le nuove generazioni erano  assorbite da altro, la sua generazione aveva cancellato, si era scordata e molti dei sopravvissuti rivoluzionari erano semplicemente patetici.

camomillaLa passeggiata mattutina era stata rilassata, una scusa per indagare gli sguardi altrui. Da quando la mascherina era diventata la costante, si era concentrata a penetrare l’anima attraverso le fessure che si aprono,  a capire le persone attraverso gli occhi ed era un esercizio nel quale si stava entusiasmando . Tutto questo lo pensava mentre era appoggiata sulla poltrona, con una tazza di camomilla bollente preparata al posto del tè alle cinque del pomeriggio. Il pasto era stato lieve, nessuno con lei seduto al desco e quindi si era limitata ad un’insalata, acqua fresca e frutta. Non era diventata francescana, la sera sarebbe uscita con le amiche per un aperitivo e non sarebbe mancata occasione di bere alcol. La camomilla era calda nella tazza, profumata, e tenerla in mano le ispirava pensieri e riflessioni. donnaImprovvisamente tirò fuori dalla borsa il tabacco e le cartine e cominciò a farsi una sigaretta. Guardò l’ora, le cinque e mezzo, assolutamente fuori dai suoi schemi di fumo: iniziava sempre la sera alle 21 ma oggi era diverso. Aspirava la sigaretta in maniera voluttuosa, si divertiva a fare cerchi con il fumo, e si intrigava a mescolare l’acre retrogusto del tabacco con i profumi anche fruttati della camomilla. Questi passaggi li  considerava il suo momento di sospensione, la sua “free zone” dove nessuno sarebbe dovuto entrare, un mondo a parte e diverso dalla normalità. C’era il tempo staccato, come lo chiamava lei,  non era dormire, era una sorta di rilassamento temporale nel quale si staccava dalla vita reale.Quasi una sorta di risveglio quello che l’aspettava, e poi l’obbligo di vestirsi per uscire andava di conseguenza. Andò in camera per il rito della vestizione, scegliere i capi da mettersi per uscire con le amiche per le amiche non era come quando si abbigliava per uscire con un uomo: ma allo stesso la intrigava mettersi anche per loro autoreggenti,tacchi, vestito semileggero, e curare il trucco, mai troppo vistoso. Le mancava l’ultimo tocco di seduzione il terzo bottone sganciato della camicetta, i tre cm in meno dell’abito ma non era importante. Quello che lei amava era sentirsi davvero complice e partecipe delle altre : loro sarebbero rimaste, gli uomini passavano come avevano fatto sino ad allora. E la cosa sarebbe continuata a lungo, ne era certa. Ma intanto le si apri il sorriso quando si vide allo specchio : partenza esplosiva.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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