Filippi

La calza della Befana

0

Seppure non fosse l’età giusta, al risveglio pensò alla calza della Befana,che la nonna le preparava, visto che rimaneva sempre a dormire da lei: prima era perché i genitori erano spesso assenti, poi per scelta di vita. La separazione tra sua madre e suo padre aveva creato una frattura con entrambi, e la nonna rappresentava il rifugio ideale. Le piaceva alzarsi al mattino presto del giorno di festa, guardare sempre la calza che conteneva il carbone dolce, e poi scoprire quella con i regali veri. Non erano solo dolcetti, c’era sempre nascosto un piccolo dono, poteva essere un gioco, un libro e, crescendo, un paio di orecchini, un braccialetto..con la nonna aveva un rapporto di tipo confidenziale, non era una seconda mamma, piuttosto l’adulta responsabile che la guidava nelle scelte di vita. Si riprese dai pensieri e si alzò, passando dalla finestra osservando la luce che filtrava dagli scuri abbassati. Lo vide in penombra e si rese conto che lo avrebbe dovuto far andar via: scelta sbagliata quella di farlo dormire lì, ma certo oramai non aveva certo voglia di sprecare energie: Al risveglio sarebbe partito dopo un caffè. Non era stata un’avventura notturna, solo il termine di una storia prolungata anche troppo a lungo, Tirò fuori dalla credenza il panettone che aveva riservato a quella colazione, scaldò il latte e mise su il caffè: la colazione non doveva essere copiosa ma golosa. Stava per infilarsi le calze della sera prima: la faceva ridere infilarsi un’autoreggente sotto una camicia da notte di flanella, ma aveva freddo: solo che si era allentata e doveva buttarla. Prese un paio di calze di lana da uomo, che qualcuno nel passato aveva lasciato e che in caso di freddo svolgevano egregiamente il loro ruolo. SI mise a fare colazione ed ebbe un lampo: terminò di mangiare e prese la calza, riempiendola di qualche cioccolatino, campioncini di profumi e crema, il mini libro di citazioni e la chiuse con un bel nastro. Doveva essere il suo regalo per la nonna, rimasta da sola dopo la morte del nonno, ma sempre energica e vivace intellettualmente, Aveva voglia di parlare con lei, di raccontarle che aveva scelto in via definitiva di vivere appieno l’amore della sua vita, l’unico uomo che aveva presentato a lei, che il nuovo lavoro le piaceva tanto, e tutte le cose felici che le stavano accadendo. Come l’aveva sopportata durante i suoi mesi bui, altrettanto avrebbe fatto oggi. Si vestì velocemente, si guardò allo specchio e fu quasi costretta a darsi il rossetto, un filo di trucco e una ravviata ai capelli: la nonna non l’avrebbe sopportata sciatta, casual in maglione sì, ma non pallida come un cencio. SI mise i pantaloni e le scarpe comode, sciarpa attorno al collo, calza nella scatola e stava per uscire quando  si ricordò di lui. Andò in camera e lo svegliò, senza troppi riguardi: “Alzati, che devo andare. E poi, per favore, non chiamarmi più, non ti voglio più vedere”. Non era alterata, solo chiara e precisa. Lui si svegliò immediatamente, e rapidamente radunò le sue cose, vestendosi di fretta: non era mai stato così veloce, Lo fece andare via, aprì le finestre e si rese conto che la nonna, l’avrebbe aspettata con la torta. E subito il pensiero fu a lui.

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Leave A Reply