Jannis Kounellis, sogno o realtà?

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Ho una certa attrazione per l’arte povera ma soprattutto per gli artisti che l’hanno praticata. Non so se rimarranno ai posteri , come scrive Sgarbi, ma hanno avuto la grande funzione di stupire e divertire. E questo mi basta.

TESTO DI ELISA MARTELLI

Jannis Kounellis nasce nel Pireo nel 1936 e ci lascia tre anni fa, oramai famoso ottantenne osannato dalla bi, ma hanno avuto la bella funzione di stupire e divertirecritica. Rifiutato dall’Accademia di Belle Arti di Atene, la frequenta a Roma, dove si stabilisce a partire dalla metà degli anni ’50. L’artista si è sempre definito un pittore – “Io sono un pittore: sono un visionario, ma non dipingo. Vorrei guadagnare la Jannis Kounellisvisione, cioè ciò che all’inizio era il quadro.
È la visione il mestiere del pittore” – ed è considerato uno dei principali esponenti della corrente artistica dell’Arte Povera (così come la definì Germano Celant dal 1967) che in realtà raccoglie vari artisti concettuali, anche molto diversi fra loro, che si caratterizzano per l’impiego di materiali non artistici (poveri) come stracci, ferro ed elementi naturali.

Questo “pittore” vuole però uscire dalla tela (Pollock) per rapportarsi con lo spazio e creare visioni alternative. L’arte di Kounellis spazia dalle installazioni con bombole a gas, ad opere con sacchi di iuta (Burri docet), carbone, ferri, pietre, cotone, fino al recupero di elementi classici grazie a frammenti antichi che, indagando la dimensione temporale, rimandano alla sua origine greca e alla storia di noi tutti.

Caffè KounellisDa sempre affascinato dai quattro elementi e dalle loro possibili trasformazioni, Kounellis crea l’opera Senza titolo (caffè) in cui coinvolge i nostri sensi con un’alleanza fra vista ed olfatto: elementi di ferro sospesi come piccole bilance sono riempiti con piramidi di una profumatissima polvere di caffè. L’opera, datata 2013, era inserita in una grande esposizione sull’Arte ed il Cibo alla Triennale di Milano (2015) che aveva come tema i rituali della nutrizione ed includeva opere dalla metà dell’Ottocento fino ai nostri giorni, incluso l’Igloo ricoperto di pane di pane azzimo (1989) di Mario Merz, altro artista poverista. Non è un caso che l’opera di Kounellis fosse presente già nel 1969 all’inaugurazione della Galleria Lucio Amelio di Napoli – con la quale l’artista avrà un sodalizio ventennale – Napoli e il rito del caffè, città che rimanda al mare, agli scambi, al viaggio, all’esplorazione avventurosa. Le bilance incarnano una riflessione sul peso, sulla leggerezza contrapposta alla pesantezza, sulla ricerca di equilibrio, ed ancora il muro sul quale l’opera si staglia è come una tela su cui l’artista dispone pesi e misure. Elementi freddi, industriali, si combinano a prodotti organici e tutti si nobilitano in un’estetica della forma.

Jannis KounellisL’opera più iconica dell’artista resta Senza Titolo (12 Cavalli) quando, nel 1969, “espose” alla Galleria L’ Attico di Roma dodici cavalli vivi. La galleria inaugurava il nuovo spazio in via Beccaria, provocatoriamente un garage sotterraneo, trasformato per l’occasione in una stalla che accoglieva l’opera d’arte, i cavalli, legati al muro con una distanza regolare fra loro, quasi fossero sculture. O meglio, quei grandi cavalli olandesi diventavano opere d’arte per il semplice gesto di essere stati legati all’interno di uno spazio espositivo per tre giorni. Spazio che a sua volta aveva il perimetro di un quadro in cui si inserivano opere e spettatori.

L’opera d’arte diventa realtà pulsante, emette suoni, odori, calore, va accudita. Kounellis aveva ripreso un’immagine ricorrente nella pittura e nella statuaria equestre, ma vi aveva aggiunto carne, sangue, calore, respiri, nitriti. L’installazione che fece scalpore nel ‘69 è stata riproposta nel 2015 da una galleria newyorkese, con i cavalli che ogni sera tornavano nelle scuderie, suscitando polemiche animaliste.

La mia previsione è che dell’opera di Kounellis non resterà niente. Nell’arco di cinquant’anni sarà completamente dimenticata. Rimarranno un po’ di fotografie dei suoi interventi e un po’ di opere nelle case dei miliardari.”, ha dichiarato Vittorio Sgarbi in un’intervista su Artribune nel 2017, anno della morte dell’artista; ai posteri l’ardua sentenza, ma il fatto che dopo quasi mezzo secolo una sua installazione sia stata riproposta forse è già un segnale.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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