Ischia: tra fumarole e vigne a picco sul mare, l’ineffabile grazia della Biancolella

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Tornare a Ischia (meglio se non in piena estate…) è sempre una gioia. L’ultima volta è stato un novembre di qualche anno fa, così tiepido che si poteva fare il bagno nella baia di Sorgeto, riscaldata dalle acque termali che si mischiano a quelle fredde del mare, in quest’isola vulcanica che è la quintessenza del concetto di terme.

Ne sono testimoni le tante fumarole, da quelle sotto la sabbia a Sant’Angelo a quelle sui fianchi verdi e rocciosi del Monte Epomeo; le più ammalianti per me sono quelle della Bocca di Tifeo, sulla parete del monte che guarda la baia di Citara e il tramonto, con Ventotene in lontananza. E proprio sotto queste fumarole abbiamo soggiornato, in un anfiteatro a 400 mt slm di vigne e muretti di tufo a secco, le parracine, coccolati dalla padrona di casa signora Lucia e dallo staff attentissimo del wine resort Tenuta C’est la vie.

La nuova proprietà ha ristrutturato con rigore e gusto la cantina ottocentesca e i ricoveri per gli animali sparsi in mezzo ai filari, trasformandoli in bellissimi alloggi affacciati sul mare. Producono, oltre ad una Biancolella in purezza, un uvaggio Biancolella e Forastera ed un Piedirosso molto piacevoli, un passito di Biancolella delizioso, l’Epomeo IGT bianco passito Donna Lucia, leggiadro, fresco di agrumi e maggiorana, con una lieve sapidità che lascia snello il palato.


Stavolta il meteo non è stato troppo clemente; per fortuna non è mancato il sole, ma le temperature quasi autunnali non hanno consentito bagni fuori stagione. A Ischia però non si viene solo per il mare; grazie ai suoli vulcanici e alla mitezza del clima, la viticoltura qui ha trovato una terra d’elezione e ha una storia antichissima, risalente agli Eubei, che dalla Grecia portarono la vite su Pithecusa (l’antico nome greco) nell’VIII secolo avanti Cristo. I Romani ribattezzarono l’isola Aenaria, terra del vino, per l’appunto. Vale dunque assolutamente la pena trascorrere almeno una giornata a spasso per vigne e cantine in compagnia dei vignaioli locali.

La Biancolella è il vitigno ischitano per eccellenza, affiancato dalla Forastera (arrivata nell’Ottocento per rimediare ai danni della fillossera) a ribadire la vocazione bianchista isolana, ma si coltivano benissimo anche il Piedirosso (aka Per’ ‘e palummo) e la Guarnaccia. Nei vigneti non è insolito trovare anche antiche uve locali dai nomi vernacolari, come Uva Rilla, Don Lunardo, Coglionara (niente a che fare con attributi maschili, ma contrazione di “cogli denari”, uva produttiva e remunerativa). Ulteriore elemento di fascino sono le ripide coste su cui si abbarbicano molti dei vigneti, su stretti terrazzamenti consolidati dagli antichi muretti a secco in tufo verde. Eroica non è abbastanza, in molti casi, per definire la coltura della vite su quest’isola.


Facevo cenno ai vignaioli locali: a dire il vero, proprio locale la signora del vino che incontro, non è: Federica, di Cantine Cenatiempo, infatti è originaria di Bologna, ma insieme all’ischitano Pasquale ha sposato da tempo l’isola e il suo territorio. Ha cambiato lavoro, residenza e si è dedicata ai vigneti della famiglia acquisita, occupandosi principalmente della comunicazione e dell’accoglienza, riuscendoci con competenza, passione e un’affabilità genuina che mette subito a proprio agio.
In totale sei ettari di vigneto in gestione, suddivisi in diciassette appezzamenti sparsi per l’isola. Apprendo che la pratica diffusa di prendere in affitto le vigne è una risposta alla richiesta dei viticoltori anziani, ormai non più in grado di lavorare la terra, ma che non hanno discendenti giovani a cui lasciarla, visto che le giovani generazioni studiano o lavorano fuori dall’isola.


L’appuntamento è nel borgo panoramico di Serrara Fontana, versante sud, 400 mt sul livello del mare. Qui Pasquale e Federica hanno scelto di abitare e nel 2007 hanno preso in gestione quasi due ettari di vigne, insieme ad una cantina antica, risalente almeno al 1700. I vigneti sono stati reimpiantati a guyot, in modo da ridurne le rese. Questa è la zona più vocata, mi dice Federica, dove la viticoltura è stata per molto tempo la principale fonte di reddito.
Sulla collinetta alle spalle della cantina si trova la vigna di Biancolella, il cru Kalimera, esposta a sud-est, su suolo argillo-tufaceo. Durante la visita, una nuvola bassa e maligna si è installata caparbia tra noi e il mare e ci ha impedito di scorgere Capri, che è proprio qui davanti. Peccato, ma ce ne facciamo presto una ragione, ci attende la cantina storica e garantisco che non fa proprio rimpiangere il panorama!


È un gioiello rurale scavato nel tufo, un antro fresco e buio che si snoda in molti ambienti come un labirinto ipogeo. Gli spazi sono vasti, ospitano i grandissimi palmenti ottocenteschi e anche una splendida pietra torcia, il blocco cilindrico di tufo che serviva a torchiare le vinacce quando la forza delle gambe dei pigiatori d’uva non bastava più.
E infine gli assaggi sotto il pergolato, accompagnati da una bruschetta di pane fatto in casa con pomodorini e una squisita mozzarella di bufala.
Per le diverse etichette il lavoro in cantina non varia, la differenza è nella vigna di provenienza.

Ischia DOC Biancolella 2020: da vigneti a Casamicciola e Ischia, più pianeggianti. Agrumi e fiori di campo, grande freschezza e tocco salino.
Ischia DOC Forastera 2020: da una vigna di Lacco Ameno. Vitigno che dà il suo meglio se in stress idrico, è più dorato del Biancolella e mostra un carattere più vinoso e sapido.
Ischia DOC Bianco Sup. Lefkòs 2020: 60% Biancolella e 40% Forastera lavorate in acciaio (le altre bottiglie acciaio e cemento). L’espressione congiunta dei due vitigni autoctoni che ho amato di più, il territorio nel bicchiere, semplicemente.
Ischia DOC Biancolella Kalimera 2019: colpevolmente, non avevo ancora assaggiato questa Biancolella. Biancore di fiori e pesca ed erbe aromatiche su sfondo vulcanico, attacco ampio, progredisce dinamico e persistente con la grazia che trovo tipica di questo vitigno.
Ischia DOC Per’ ‘e Palummo 2020: frutto goloso e sapido e cenni sassosi.
IGT Epomeo Rosso Màvros 2018: Piedirosso, Guarnaccia e Aglianico. Erbe officinali (il mio partner in crime le ha intercettate molto prima di me…), liquirizia, avvolgenza ed equilibrio al palato.

Ischia non è piccola e dopo un’abbondante mezzora di auto siamo in compagnia di Nicola Mazzella, energia da vendere, subentrato al padre Antonio alla guida delle Cantine Antonio Mazzella a Campagnano: terza generazione, competenza tecnica guadagnata sul campo e tanta determinazione e impegno. Con la sua piccola utilitaria, strategica per passare indenni nelle strette stradine che portano ai vigneti a strapiombo, ci ha fatto fare un giro bellissimo in molti suoi appezzamenti, sul versante orientale dell’isola. Da uno in particolare, la vista sul mare subito sotto e sul promontorio del Castello Aragonese è di quelle che tolgono il fiato; ma forse faccio un torto ad un altro suo vigneto, sempre a strapiombo sul mare e con vista su Capri…su questi costoni impervi (pendenze fino al 50%) le uve vengono pigiate in vigna e il mosto poi trasportato via mare in cantina.
Nicola è infaticabile nella ricerca di nuovi fazzoletti vitati da curare, per il momento lavora su una ventina di ettari in zone diverse, ma è un numero che è intenzionato a far crescere.


Dei suoi vini conoscevo solo il Vigna del Lume 2019 e non potevo venire a Ischia senza conoscere lui e le altre sue bottiglie. La gamma di etichette è ampia ma c’è coerenza e gli assaggi lo confermano.
Ischia DOC Biancolella 2021: immediatezza e agilità di beva da manuale per la Biancolella d’entrata.
Ischia DOC Forastera 2021: l’annata calda dona a questo vitigno più vinosità e frutto maturo, sapido, grande piacevolezza di beva.
IGT Epomeo Bianco Villa Campagnano 2021: Biancolella e Forastera, metà della massa macerata per qualche giorno e una parte con passaggio in barriques non nuove. Finezza agrumata, miele e salinità.
Ischia DOC Biancolella Vigna del Lume 2021: uve vendemmiate a fine settembre, delicatamente minerale, agrumato, delicatissima nota di cipria finale, sorso gustoso ma aggraziato. Un grande vino.
Ischia DOC Biancolella Vigna del Lume 2020: un anno in più in bottiglia regala vere emozioni, accompagnate da una sapidità in ascesa. Un’evoluzione affascinante.


Ischia DOC Piedirosso Per’ ‘e Palummo 2021: frutto croccante e armonico, mi viene in mente una merenda in vigna con pane e scamorza.
IGT Epomeo Rosso Terrazze di Levante 2019: Piedirosso con saldo di Aglianico in legno non nuovo per otto mesi. Tannino naturalmente più avvertibile ma sempre gentile.
IGT Campania Rosso Nero 70 2019: Piedirosso e Aglianico in pari quantità con piccola aggiunta di Guarnaccia, appassimento in pianta e vendemmia nella prima decade di novembre. Frutto maturo e intenso, leggera speziatura, concentrazione, inizia morbido e chiude agile.
Chiudiamo la degustazione con l’Epomeo Passito IGT Sygnum. Biancolella, Forastera e Uva Levante. Conclusione assai bella.


Visitiamo infine la nuova cantina per le degustazioni, quasi terminata e ci accorgiamo che si sono fatte le otto di sera. Aurora, detta la Tremendissima, la deliziosa figlia cinquenne di Nicola, raggiunge il papà per reclamarlo giustamente a casa. Anche per noi è ora di andare, sulle colline di Forio ci attende un tavolo prenotato e il coniglio all’ischitana…

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Circa l'autore

Fiorentina di nascita, mamma friulana e babbo quasi napoletano, la voce più significativa del mio curriculum sono i traslochi: ergo le radici che sento più mie sono quelle della vite. Quando non ho un calice in mano o non mi nascondo in un museo, leggo gente, mangio libri, bevo film.

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