Intramontabile Siepi

0

Cinque annate di Siepi, in una verticale compatta, dalla 2016 alla 2020 en primeur. Un evento che ripercorre le vendemmie presenti sulla prestigiosa Place de Bordeaux, insieme a pochissimi altri vini iconici italiani.

Siepi è senza dubbio vino-icona, emblema di un’epoca che ne ha visto la nascita, gli anni 90, incarnando  le tendenze di quegli anni, nella ricerca di morbidezza e nella volontà di sposare una visione internazionale attraverso la scelta del merlot. E mentre altri in area chiantigiana, si concentravano sul merlot in purezza, l’intuizione della famiglia Mazzei, fu quella di unire sangiovese e merlot in parti uguali. Scelta che riscosse fin da subito successo sui mercati internazionali e che si rivela ancora oggi visionaria e contemporanea.

È proprio qui che sta la chiave di un vino simbolo di una epoca, che pur restando fedele al suo uvaggio di partenza, metà sangiovese e metà merlot, rivela un sorso ageless, nient’affatto datato. Dove sta la forza che rende questo uvaggio moderno?

Nelle sue radici, Castellina in Chianti, nel vigneto “scrigno” omonimo, le cui caratteristiche geomorfologiche agiscono creando un equilibrio incredibile in grado di assorbire e domare anche l’impatto di un cambiamento climatico molto evidente negli ultimi anni. Pochi ettari, in cui l’alberese predomina, tra i 200 e i 300 metri slm, circondati da un fitto bosco.

E la forza sta anche nel sangiovese, che nel blend non è solo il legame con le origini toscane. Oggi il sangiovese è colui che guida il sorso, che lo rende attuale nella beva e che si fa specchio dell’andamento delle annate, evidenziandone le peculiarità, in un gioco sempre emozionante per l’utente finale. È il sangiovese a dare la marcia, quel quid che tiene accesa l’attenzione in virtù del suo mutare, bilanciato e ammansito dal merlot solido che fa da fil rouge al naso nelle note erbacee o meglio balsamiche e nella proverbiale setosità che accarezza la bocca.

Siepi 2016: intenso e preciso, frutti di bosco e balsamicità mentolata dolce che ricorda il duro di menta. Bocca setosa larga ma scorrevole, di assoluto equilibrio, che chiude con cenni di polvere di caffè e una leggera piccantezza tannica.

Siepi 2017: frutto più pronunciato, prugna e mora, a cui non soccombe la freschezza balsamica. Spinta alcolica ma è cercare il pelo nell’uovo. Cercare gli effetti di una annata che tutti conosciamo in questo sorso è come cercare il pelo nell’uovo: possiamo leggere una spinta alcolica appena sopra le righe e un tannino più asciutto, ma nel complesso è un vino sorprendente per equilibrio e per i cenni di resina in chiusura.

Siepi 2018: naso più schivo e contratto, cassis, ciliegia, tabacco. Tannino in evidenza che si rivela fin dall’attacco in bocca. Ematico da sangiovese in evidenza, chiude meno incline degli altri a rivelare la parte aromatica in retronasale.

Siepi 2019: la mia preferita della batteria. Lillà, lavanda, ghiaia e di nuovo la balsamicità quasi canforata. Eleganza e opulenza fuse.

Siepi 2020: in anteprima. Rosmarino, alloro, violetta, esuberante, ma già pulito al naso. Acidità scattante, ha grande struttura pure in discreto equilibrio nonostante la gioventù. Al momento è in evidenza il merlot, con un super mentolato e il frutto nero in evidenza.

Condividi!

Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

Lascia un commento