Filippi

In un ristorante turistico può succedere che…

0

Che poi la definizione di turistico a cosa corrisponde? Al fatto che sia frequentato solo da turisti? Che ci sono pietanze per turisti? Che manchi di identità  territoriale? Forse l’insieme delle cose, ma certo non sono locali che conosco e diventa interessante capire i meccanismi. Quindi ecco che un’esperienza fatta in un ristorante siffatto diventa ricca di spunti di riflessione. Capita a Torino, che in questo momento è una città incredibilmente vivace, le piazze sono piene di persone desiderose di mangiare e bere. E quindi si osservano locali che senza il dehors di fatto non esisterebbero, con sale piccolissime: di fatto però, diventano piccole le cucine, e leggere il menu proposto lascia stupiti, per l’abbondanza delle portate scritte in carta . In uno di questi, un cartello scritto al computer e plastificato recita che il POS è rotto e quel giorno non possono accettare le carte di credito. Evento che si deve ripetere spesso, considerando l’organizzazione al riguardo, magari sempre di domenica o nei momenti di maggiore afflusso, capita. Il menu ha un’offerta paritaria di pesce e carne e, passando di fronte alla cucina per andare in bagno, ci si stupisce della capacità organizzativa del personale nel tenere due linee di preparazione, due frigoriferi, ecc. E’ pur vero che la lista delle vivande assomiglia ad un cielo stellato per il numero di asterischi, quindi si comprende meglio il tutto. Non mancano i piatti tipici, guardando bene le pietanze, poi ci si accorge che tante volte si sprecano parole, io per primo, sulla fine di mode alimentari che invece sono sempre vive e vegete, e lottano senza tregua per rimanere presenti. Va da se’ che i tortellini panna e prosciutto risultino presenti, ma che dire della panna che accompagna i gamberi e lo zafferano nella pasta, o negli strozzapreti che annegano nella suddetta panna insieme alla salsiccia? Scene d’antan sempre attuali insomma. Poi c’è la commistione tra tradizione, i tajarin, con il nero di seppia, il melone che accompagna il salmone affumicato e poi, stupore, una tartare che è poi una battuta al coltello, di piacevole gusto e fattura. L’oliera portata a tavola ha visto giorni migliori, come il contenuto, stessa sorte per la formaggiera. Rimane infine da parlare di una carta dei vini senza annate, con definizioni perlomeno enigmatiche, con prezzi anche decenti, e dove ovviamente il vino rosso arriva da uno scaffale con una temperatura quasi indecente. Cosa salva l’esperienza? Il personale di sala: sorridente, e presente alle esigenze. Questo fa perdonare anche il pane gommoso e i grissini industriali.

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

Leave A Reply