Pasta Artigianale Morelli

In campagna per scelta

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L’aspetto più difficile nell’essersi trasferito in campagna era la gestione del tempo: non aveva scelto un paese, aveva scelto proprio una casa quasi isolata, con solo una colonica in vista, ambiente stupendo durante il giorno, piuttosto lugubre la sera. Per di più, ci era arrivato a novembre, uno dei mesi peggiori per vivere fuori città, ed era anche una giornata di pioggia, ma era riuscito a resistere anche dopo essere entrato nella grande cucina. Tanto per farsi del male, lui così imbranato nei lavori manuali da nemmeno cambiare la lampadina, si era scelto un’abitazione senza riscaldamento e con la cucina economica a legna. Insomma, un triplo salto mortale carpiato rispetto al microonde e le due piastre ad induzione che aveva in città. Mesi duri, indubbiamente, passati qualche volta senza farsi la doccia a causa dello scaldabagno che non funzionava, leggermente abbrutito nell’aspetto, con una barba incolta ed un cappello che portava  fisso, a causa del freddo e di una calvizia incipiente per la quale non si sentiva preparato. Eppure i suoi amici avevano fatto tesoro del cranio lucido, ripartendo con nuove esperienze sentimentali inaspettate. Pensieri che vagavano spesso in una testa confusa, e ai quali poneva rimedio andando a spaccare legna: magari fosse stato il boscaiolo rude e forte, per riuscire a trovare il modo giusto per farlo, occorsero mesi per imparare, da far passare tutto l’inverno. Meno male che un vecchietto del paese vicino, dietro ricompensa di vino, cibo e compagnia, riuscì a rendere meno duro il tempo aiutandolo nelle incombenze giornaliere. Si fermava a cena, lui vedovo e senza figli, con una voglia di parlare non indifferente. Nemmeno burbero, anzi decisamente simpatico, riuscì a scalfire la corazza della quale si era rivestito una volta deciso di cambiare vita. Chiedeva, domandava, poneva questioni, per capire come mai un uomo solo, cittadino nato, si era trasformato in una sorta di eremita laico: in tutto ma non nell’astinenza di vino e cibo, che accompagnavano le loro serate. Erano anche il suo unico diversivo: abituato ad andare a letto tardi, pur avendo televisione ed internet, la sera si rifugiava tra le lenzuola leggendo un libro e regolarmente crollava dopo cinque minuti. Una sera, complice la grappa portata dal vecchietto, si liberò maggiormente e spiegò il perchè della sua fuga, della delusione d’amore, del lavoro a rotoli, della stanchezza di una vita vissuta a mille, di amici falsi, continuando a parlare fino alle tre di notte. Il vecchio lo guardò sorridendo “Guarda che nella casa di fronte si è trasferita una donna, anche lei proveniente dalla città. Hai visto mai? ” e rise di sottecchi. Non dormi quella notte, si fece tre caffettiere da due una dopo l’altra, osservando dalla finestra se la nuova arrivata avesse fatto mostra di se’. Verso le otto, la vide armeggiare in giardino, quindi scese e andò a presentarsi. Lo sguardo era sorridente, ispirava simpatia, oltre ad essere bella: chissà, pensò, perché era arrivata proprio lì. Le si avvicinò tendendo la mano e salutandola, lei lo squadrò e gli rispose: “Senti, perché non ripassi tra un’ora dopo esserti lavato, perché puzzi, e magari cambiato, che con quei pantaloni di velluto a coste non ti si può vedere!” La tipa era davvero intrigante

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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