Filippi

In campagna per scelta 9

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Il chiodo era entrato alla prima per ben due volte e i quadri facevano bella mostra di se’ nell’ampia sala cucina: Amerigo era stupito e contento, erano risultati che giudicava impossibili fino a qualche anno fa. Poi passò alle mensole, infine si mise a riassettare con cura tutta la casa: fare ordine pratico lo divertiva, era quello di cui aveva bisogno. Solo che riaffiorava all’improvviso il ricordo di lei che lo feriva in maniera tagliente: riuscì a scacciarlo velocemente pensando ad Iris. E per lei riprese l’attenzione di lavarsi, cambiarsi e profumarsi.

Le camicette una volta le stirava la mattina  prima di entrare a lavorare, troppe le cose che aveva da fare la sera prima: oggi contava la decima piegata ad arte e ne era contenta. Non poteva considerarlo un cambio radicale, da piccola era stata abituata dalla madre a fare le cosiddette “cose di casa”, l’aveva criticata aspramente, anche sbeffeggiata, e si trovava oggi invece ad essere una maniaca dell’ordine e pulizia, attenta al pulito, al cucito, critica in tutti coloro che non stavano attenti. Smise ed aprì il frigorifero. Aveva deciso di preparare della verdura la sera: iniziò a pulire i carciofi e gli asparagi, ed intanto il pensiero volava al perché la vita l’avesse riportata in campagna dopo tanti anni di città: di come sentisse tale situazione obbligata e non voluta, di come il dover essere sola fosse una stupenda libertà conquistata ma che ogni tanto la faceva vacillare. Aveva iniziato a ripulire la sua testa e di conseguenza anche la sua vita. Nella disperazione le era arrivata una forza ed una lucidità che non si ha nella vita normale.

Amerigo scelse la bottiglia , si guardò allo specchio, si trovò presentabile: in fondo non si era trasformato in un mostro obeso ed eccessivo, come era successo a tanti suoi amici, viveva il presente, non campava sul suo passato. E quello strano formicolio allo stomaco, quel cuore che batteva veloce, quella strana paura mista ad emozione erano sensazioni alle quali non era più abituato. Da quando aveva ributtato a lei con tanto vigore frasi del tipo “Non ci sono più nel tuo cuore, hai ragione tu a scappare da me  se i brividi nel baciarti te li dà un altro. “. Era finita così, con recriminazioni, rimpianti, rabbia, e lei che finiva con una persona per lui inutile e scarsa ma per lei importante nella sicurezza che riusciva a darle. Scacciò il pensiero e scese per andare da Iris.

Aveva apparecchiato la tavola tirando fuori la tovaglia ricamata da sua madre, non sopportava le tovagliette all’americana, poi posate e stoviglie con tutti gli accessori, come il portaburro, la salsiera e piattini ad ospitare il pane. Accese due candele, tenne la luce soffusa, non amava il buio ma quella luce che permetteva di non vedere se qualcuno arrossiva, quella penombra illuminata che lasciava liberi di esprimersi in maniera più semplice e diretta. Non ci sarebbe stato bisogno di fare la padrona di casa, le pietanze le avrebbe portate tutte insieme a tavola, per poi non alzarsi più ed ascoltare, come era successo a pranzo. Prese il pane, lo avvolse in un tovagliolo, quindi sul tagliere, che mise anch’esso a tavola. Senti bussare e si avviò spedita e contenta.

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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