Pasta Artigianale Morelli

In campagna per scelta 4

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La pieve era a vista, sembrava vicina ma un po’ si doveva camminare e Amerigo lo faceva con nonchalance, lasciando Iris indietro ad arrancare  per poi voltarsi e aspettarla guardandola. Non che lei fosse così abituata a sforzi fisici, ma decise di non lamentarsi. Una volta arrivati di fronte alla chiesa, nel piazzale, si trovarono di fronte una strana compagnia, fatta di bambini ed adulti seduti a cerchio, che ascoltavano una ragazza parlare. Si avvicinarono e capirono che si trattava di una cantastorie, che intratteneva, con garbo e ironia, un gruppo di famiglie forse in gita con lei. Ne rimasero affascinati e rimasero con loro, mentre Alice stava appassionando il pubblico con storie derivanti da tradizioni locali. Furono trenta minuti di pura beatitudine, fuori dai soliti schemi: era bello osservarla, per come era vestita, per le espressioni del viso, per il suono della voce. Si trovarono spesso a guardarsi negli occhi senza parlare, sorridendo. Poi il gruppo riprese il cammino e Amerigo propose di visitare la chiesa. “Sei appassionato di arte?” chiese Iris. “Da morire, potrei passare le giornate tra musei, mostre d’arte, gallerie e…” “Oddio mamma, un altro che ama il culturale e non il ricreativo!” le sfuggì e lui non capì come la doveva prendere. “Senti, già passato il periodo con un soggetto bravo a programmare al minuto la mia e la sua esistenza, e nel tempo libero c’era sempre una mostra da vedere perché come le vedeva bene con me….”. “Non ti facevo così poco interessata a questo mondo” la guardò stupito. “Lo sono, però c’è bisogno di sangue oltre che di anima in un rapporto, quindi ogni tanto sporcarsi le mani, cadere, rialzarsi fa proprio bene, il mondo incantato non esiste” replicò Iris tutta di un fiato. Amerigo preferì non replicare, convinto che sarebbe stato un argomento che avrebbero ripreso a tempo debito entrò nella chiesa, poco illuminata, senza sapere se lei avesse fatto altrettanto.Si mise a camminare di lato alle pareti: era una chiesa a navata unica, di stile romanico, in pietra ancora chiara. Si diresse verso le candele e con gesto automatico ne accese una: era affascinato dalla luce e dal calore, in ogni stagione. Lei in silenzio gli si avvicinò e gli disse “Hai messo i soldi? Altrimenti non conta. Me lo diceva sempre mia nonna!”. Tirò fuori i soldi e li buttò nella casetta, poi proseguì il giro. Di fronte all’affresco che rappresentava le donne al sepolcro rimase in osservazione, con lei che riuscì, nello stesso periodo, a visitare la cripta il resto della chiesa, quindi sedersi e leggere il foglietto:lui sempre lì e lei non resistette “Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto.Ascoltare tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi. sussurrò in maniera tale che lui la sentisse. Non si mosse, ma la bocca si allargò in un sorriso. Quindi voltandosi le porse la mano per alzarsi : si era inginocchiata e anche questo lo aveva stupito alquanto. Uscirono  e la luce un po’ li colpì e quai in maniera automatica lui la protesse,portandola a se’. Lei non si ritrasse subito ma poi, quasi correndo chiese: “Dove è una fonte, esperta guida campagnola, che ho sete?”. Ma non lo stava prendendo in giro….

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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