Filippi

In campagna per scelta 2

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La doccia calda era per lui un elemento sempre necessario ma mai si era impegnato come quella mattina a farla con tanto ardore: impegnarsi a fare la doccia…che strano! Aveva il bagnoschiuma, lo shampoo profumato, il balsamo, ma gli sembrava tutto non sufficiente. Lei lo aveva apostrofato in quel modo, terribile! Nessuno aveva mai messo in dubbio la sua maniera di presentarsi, per vestiti e profumi  di eccellenza, che lui curava nella scelta, ma che forse, negli ultimi, tempi, gli era sfuggito di mano il controllo, chissà. Quella mattina si decise anche a tagliare la barba, completamente, come da anni non faceva: forse un barbiere gli avrebbe dato maggiore soddisfazione, ma fece da solo perché si era fatta capolino quella strana sensazione che forse, le donne amavano i depilati. Non li aveva mai sopportati, quelli con il sopracciglio rifatto e studiato, quelli che si presentavano glabri in spiaggia, roba passeggera da giovani in cerca di rimorchiare fanciulle ignare, così l’aveva classificata quella tendenza estetica. Aveva cambiato idea quando aveva capito che anche le sue coetanee potevano cedere al fascino di tali personaggi in una sera alcolica e divertente, quando al mattino tutto sarebbe già stato sepolto e dimenticato, forse che un contatto con una pelle liscia e indifferente fosse meno segnante nel vissuto: lo avrebbe dovuto fare in certi momenti tristi per farseli passare. Intanto aveva preso le forbici, pareggiato la barba e intinto il pennello nella schiuma. Con gesti che aveva visto fare a suo padre, lenti e metodici, si massaggiò le guance a lungo e poi, con il rasoio in mano, operò un’azione regolare e continua nel togliere tutta la barba rimasta dalla sforbiciata, lasciando solo un pizzetto fine e delicato. Tirò fuori il campioncino della crema da uomo da spalmare sulla pelle abrasa e iniziò a farla penetrare con pazienza e costanza. Il profumo già lo soddisfaceva, ma una volta alzate le braccia arrivò l’odore delle ascelle e capì che doveva operare anche lì. Deodorante e poi, subito dopo, dopobarba al ginepro sul viso, intenso, che andò anche a finire sul petto. Si rivestì scegliendo la camicia fresca di bucato, lui che non le metteva mai da alcuni anni preferendo maglioncini fini, i pantaloni rigorosamente con l’orlo ed una giacca in tono, sia per colore che per aspetto: forse Iris avrebbe deciso di parlare con lui tra poco. Che nome di quella donna, Iris..quello di un fiore, molto demodé. un po’ fané, scoperto sempre grazie a Gino, il vecchietto diventato oramai il suo confidente. Era francamente presto per uscire, vestito in quel modo non sarebbe durato a lungo in casa senza fare danni : decise di soprassedere al problema di odori, aveva fame, voleva mangiare. SI spogliò, rimase in mutande  e iniziò a prepararsi la colazione. Prima il caffè, modello filtro francese, per poterne bere a litri, senza  difficoltà. Poi uova per fare la frittata: aprì il frigo, trovò le zucchine trifolate con i pinoli, un po’ di burrata, qualche foglia di basilico e gettò il tutto nell’uovo mescolato. Amava le contaminazioni e iniziò a capire per quale motivo avesse creato tale ricetta,  ma fu ripreso dai suoi pensieri grazie alla cottura della frittata:voleva rimanesse morbida, alta e saporita e doveva prestare la dovuta attenzione all’esecuzione. La mise nel piatto, dove aveva già sistemato i fagioli, la cosparse di profumi freschi come menta e maggiorana e si mise a tavola. Il pane era da tagliare sul tavolo, ne ricavò due fette e si immerse subito dopo in un consumo vorace e spietato . Versò il vino rosso nel bicchiere e quando iniziò a berlo, arrivò il ricordo di lei. Fu un attimo, un gesto che gli ricordò loro a colazione in albergo fatta in due e lei che si divertiva da pazzi, a mangiare sotto il suo naso uova e bacon, che non sopportava a quell’ora. Per sfidarla le mangiò e chiese appositamente vino rosso per accompagnarle. Aveva dimenticato, pensava in quel momento , la donna che poteva rappresentare la soluzione della sua vita. L’aveva persa? Chissà. Intanto scese in giardino, pronto all’appuntamento con Iris.

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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