Filippi

In campagna per scelta 10

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Aprì la porta, Iris, e si trovò davanti Amerigo: uno sguardo profondo da parte di entrambi, sembrava non fosse passato un giorno ma un anno intero, per quante cose avevano condiviso, ma soprattutto per l’intensità con la quale si erano confrontati. Non avevano parlato troppo di loro, ma entrambi avevano messo in moto un processo interiore di revisione della propria vita. Tutto questo le passò per la testa, mentre lo faceva passare in sala da pranzo. Amerigo apprezzò subito la scelta dell’arredamento, non esageratamente lezioso. Amava vedere fiori freschi in casa, fu colpito dal loro profumo, non invadente, perfetto per l’ambiente. Si squadrarono entrambi di sottecchi, per capire come si fossero preparati per la cena, e si piacquero. Lei sensuale ma non eccessiva, lui casual ma ordinato, l’attrazione si faceva strada in modo quasi percettibile. Non lo fece accomodare sul divano, direttamente a tavola, dove trovò una bottiglia di vino rosso chiusa ed un cavatappi: quasi una dichiarazione di intenti su cosa lei apprezzasse di più. Si mise ad osservarlo mentre apriva la bottiglia con gesti sicuri e non staccava gli occhi da lui, nemmeno quando iniziò a versare il vino. Amerigo si sedette ed insieme brindarono all’incontro, in un silenzio surreale, che non creava però nessun vuoto.Fu lui che iniziò a parlare, mentre lei metteva il risotto con asparagi , erba cipollina e salmone  nel piatto. “Sai cosa è successo oggi di bello? Che mi sono sentito sereno. Ho passato gli ultimi anni  come uno che annega e tutte le volte che prende aria viene ributtato sotto l’acqua perché l’appoggio al quale si aggrappa scivola e scompare. Credevo sempre di farcela e invece non succedeva mai. ” “Ho vissuto un giorno con te che mi ha creato una nuova dimensione di pensiero, rispetto a quello che mi è successo”. Confessarono a vicenda la grandezza di quell’incontro, senza però aprirsi. Perché in fondo parlare ancora? lo avevano fatto tutto il giorno, non si erano stancati mai, si erano estraniati dal mondo senza però rimanerne esclusi, ora c’era più bisogno di guardarsi e sentirsi respirare. Lei si versò il vino da sola e lo bevve osservando Amerigo togliere i piatti, metterne due puliti e servirle lo spezzatino con funghi accompagnato dal puré. Bevve anche lui in silenzio prima di affrontare il secondo. “Senti, scusa, ti vol…” iniziarono insieme la frase e si misero a ridere, lo stesso attacco, forse sapevano già di voler dire la stessa cosa. Si presero le mani, ed iniziarono a toccarsi, una fisicità da trovare, che ancora non si era espressa ma che già trovava una sintonia naturale. Si staccarono a fatica, poi lei prese tutte le stoviglie e le portò in cucina. Lui la seguì. “Certo che mangiare ci piace” fece lei ” guarda che piatti puliti!” . Si piegò a prendere qualcosa dal frigorifero e si voltò all’improvviso, cogliendo l’attimo in cui lui la osservava: niente di morboso ma estremamente sensuale. “Non credo che siamo persone da dolci poveri, quando ce ne concediamo uno deve essere paurosamente goloso” e gli mostrò una zuppa inglese ricoperta di panna montata e nocciole tostate. Lui la prese e l’appoggiò sul tavolo in cucina. Poi finalmente si baciarono senza sosta, come se non ci fosse un domani.

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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