In campagna per Pasqua

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La raccolta delle erbe spontanee esigeva amore e rispetto: bisognava andare per la campagna negli orari giusti, mai quando faceva troppo caldo per evitare di raccogliere erbe destinate a seccarsi, ne’ troppo tardi perché la luce poteva fare brutti scherzi. C’era poi l’inconveniente umano, ossia quelle persone che, ignare dello scempio che stavano perpretando riuscivano a calpestare in un colpo solo rappresentanti del mondo vegetale che poteva avere una fine molto più gloriosa: dentro una frittata, saltate in padella come contorno, all’interno di ravioli ed anche nelle torte salate. Vitalba

Quando si mise in cammino per la collina, una volta lasciata la macchina sul ciglio della strada,  Susi sorrise a quest’ultimo pensiero, sapendo come Errico non sopportasse la sequela di torte salate con piccole varianti sul tema, che lei si divertiva a propinargli tutte le volte che lo invitava a cena. Non che odiasse la cucina vegetariana Errico, solo che glielo diceva chiaro che lui trovava nelle torte un inutile livellamento di sapori, e la fatica da lei compiuta nell’impresa si vanificava in una pasta brisée comprata al supermercato, mescolata al parmigiano già grattugiato e alla ricotta insapore. Essendo donna pratica,la Susi, non si curava troppo di questi aspetti: le piaceva andare a mangiare fuori, quello sì, e si divertiva da morire, ma in casa la sua capacità culinaria era legata ad un’ottima conoscenza del funzionamento del mircoonde, unita ad una pessima gestione del frigorifero, dove la coltivazione di muffe e affini avrebbe realmente interessato il laboratorio di ricerca dove lavorava.

cicerbiteNell’aria del mattino trovò quei profumi della primavera che amava, a partire dalle erbe aromatiche come il pepolino o la corteccia resinosa degli alberi. Per le erbe non era come per i funghi, non ci si guardava in cagnesco con gli altri cercatori anzi: lei non ne aveva praticamente mai trovati e quindi la raccolta diventava una piacevole passeggiata. Ma come per i fungaioli, anche per chi si occupava dell’altra parte del mondo vegetale, l’emozione era data dalla scoperta inattesa: la “strigolaia”, ovvero il luogo pieno di strigoli era da tenere a bada, non c’era bisogno di distruggerla, ma andava curata e ci si doveva attingere con la dovuta cautela. Nel cestino diviso per comparti aveva già disposto il rapaccino, forse l’erba meno interessante per molti, ma per il quale lei aveva creato una ricetta per accompagnare le costine di maiale particolarmente gustosa, tanto che suo padre , tradizionalmente restio, ne era diventato goloso. Gli asparagi selvatici le servivano per accompagnare ai gamberi , e già pensava alla faccia dei commensali quando li avrebbe proposti grigliati.

BorraginePer il pranzo di Pasqua, aveva bisogno delle punte di vitalba, era la frittata di inizio con la quale metteva d’accordo credenti e miscredenti: le uova sode benedette in tanti non le sopportavano, a in quel modo era sicura del successo . Era già a due ore di camminata, cominciò a tornare alla macchina , il cestino pieno, e le cose da preparare un po’ le misero fretta, ma non riusci ad evitare cicerbite e aspraggine, quando mai avrebbe disposto di tanta fortuna?

aspraggineArrivata alla macchina, si tolse gli scarponi , i calzini bagnati e si cambio mettendosi per guidare i calzini più leggeri e le scarpe da ginnastica, togliendosi intanto anche il maglione. Istintivamente si guardò allo specchietto retrovisore esterno, per riassettarsi un po: un gesto istintivo, sorrideva mentre si osservava struccata, con un parrucchiere che mancava da così tanto tempo che si stava abituando ai capelli lunghi. Mentre si guardava, vide Errico che la salutava e ne fu stupita: “Ma sei a piedi?” gli chiese ” Sono arrivato a casa, non ho visto la macchina, ho pensato che ne potevo approfittare per camminare e farmi dare un passaggio al ritorno” “Beh avrai camminato sull’asfalto , non sia mai che un po’ di campagna ti faccia male!”. “Mi sarei perso nel bosco senza te”. Lei lo guardò cercando di capire se voleva essere una frase romantica, ma non fece commenti . Salirono in auto e rimasero in silenzio, con la musica di sottofondo ” Ti sarai fatto più di un’ora a piedi” lei chiese interrogativa “Un ‘ora e mezzo di buon passo, speravo davvero di incontrati prima” “Ma che fai oggi a pranzo? “Niente. Davvero niente”. “Ti va di venire al mitico pranzo familiare ? Solo se hai appetito, sopporti con il sorriso le urla di due vecchietti sordi e…” ” L’unica cosa che non sopporterei sarebbe la torta salata..e il cavolfiore cotto nel microonde”. Risero davvero tanto e quando si toccarono le mani non fu proprio indifferente. “Però i finocchi lessi te li becchi. Piacciono a mia mamma!”. Fu istintivo e senza malizia quel bacio sulla guancia. E le fece piacere.

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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